martedì 26 gennaio 2016

Bernardo Morando e la Rosalinda


BERNARDO MORANDO (Sestri Ponente 1589 - Piacenza 1656), autore de La ROSALINDA [ La Rosalinda, in Opere del Conte Bernardo Morando, IV, Barochi, Piacenza, 1662],  oggi un romanzo senza lettori, di cui i pochi esemplari superstiti sono quasi pezzi da museo.
 La sua fortuna nasce e tramonta nel '600, epoca in cui vive splendori di effimera celebrità una tradizione romanzesca i cui prodotti, respinti dalla posteriore critica letteraria, sono ormai difficilmente reperibili, costringendo il bibliofilo ad autentiche indagini tra i meandri di biblioteche, scaffali, cataloghi d'antiquariato e no [D. BIANCHI, B. Morando prosatore. B. Morando verseggiatore, in Atti dell' Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 1959, pp. 110-22 - E. CREMONA, Bernardo Morando, poeta lirico drammatico e romanziere del Seicento, Piacenza, 1960 - D. CONRIERI, Il romanzo ligure dell' età barocca, in Annali di Sc. Norm. Sup. di Pisa, IV, 3, 1974, pp. 1074-88 - Romanzieri del Seicento, a. c. di M. CAPUCCI Torino, 1974, pp. 44-48, 529-572].
L'autore è nel suo secolo, una figura letteraria e sociale di un certo rilievo. Di origini mercantili si trasferisce a Piacenza nel 1612 per sbrigare alcuni oneri commerciali della famiglia; il soggiorno diviene col tempo stabile residenza nella città che, con Parma, costituisce il ducato dei Farnese.
l meriti mercantili, politici e soprattutto letterari lo rendono gradito ai duchi Odoardo (1622-1646) e Ranuccio II (1646-1694) che lo gratificano nel '49 dell'ascrizione alla nobiltà locale, investendolo nel 1652 del feudo di Montechiaro.
La Rosalinda non è l'unico lavoro di Bernardo Morando ma è certamente il più noto e, per alcuni versi, quello che meglio riflette la collocazione ideologica dell'autore.
Il racconto, tra instancabili digressioni moralistiche, narra le peripezie di due giovani cattolici, Rosalinda figlia di Sinibaldo, mercante genovese trapiantatosi a Londra, e Lealdo, che fuggono dall'lnghilterra antipapista dove, dopo il sovvertimento delle istituzioni religiose, si sta concretizzando anche quello dei valori etico-sociali attraverso la condanna legale del re Carlo I: logicamente la narrazione filocattolica è ad una sola direzione, non vi è traccia nel romanzo del "cammino alla rovescia", quello dei pur non numerosi cattolici che lasciatasi alle spalle l'Italia e la Chiesa romana cercano una terra ospitale per le loro nuove idee riformate (per esempio fu il caso del letterato Giovan Francesco Biondi).
L'urto colle brutture di una storia alterata dalle violenze umane porta i due giovani, dopo innumerevoli avventure, separazioni e ricongiungimenti, a rifiutare il disordine morale di un mondo che non comprendono ed a cercare la quiete dell'animo nella pace dei silenzi claustrali.
Indubbiamente il cattolicesimo e il connotatore primario delI'opera, ma non sotto la specie di un fideismo dinamico, di matrice controriformista, che presuppone autentiche crociate contro l'"idra protestante".
Di tale religione il Morando recupera piuttosto la funzione consolatrice, la capacità cioè di portare un'anima sgomenta, attraverso una lenta meditazione, alla quiete spirituale o, nei casi estremi, a quella felicità tutta interiore ed individuale che offre la vita del convento.
Ma è soprattutto assente nel romanzo lo spagnolesco ribrezzo di casta, non raro tra gli intellettuali del tempo, per il mondo operoso dell'alta e media borghesia; an
zi, secondo il Morando, la sublimazione sociale consiste in una nobiltà che sappia mantenersi vitale attraverso attività commerciali di vasta portata.