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| Lusevera (UD) nella Benecìa - Fonte: Mapio.net |
La lotta armata nella Venezia Giulia e in Friuli ha caratteri specifici ed originali che la differenziano dalla Resistenza nel resto d’Italia.
Questa
originalità deriva, innanzitutto, dalla posizione geografica della
regione, sita com’era a cavaliere tra Austria e Jugoslavia in un punto
chiave per i tedeschi, crocevia logistico-operativo fra il fronte
italiano, la Germania e i Balcani.
A queste motivazioni d’ordine
geografico-militare se ne accompagnano altre di tipo etnico: infatti
abitavano la zona popolazioni slovene e croate che convivevano qui da
secoli a fianco della componente italiana. L’oppressione
scatenata dal fascismo contro sloveni e croati (allogeni e alloglotti)
della Venezia Giulia e del Friuli, spinse costoro alla ribellione
durante tutto il ventennio, coinvolgendo di conseguenza anche la
popolazione italiana. Le radici della Resistenza friulana s’innestarono
quindi nella forte tradizione dell’antifascismo clandestino regionale,
uno dei più attivi e dei più perseguitati d’Italia <50: questo è il
motivo principale del perché scaturì in regione un così precoce spirito
resistenziale. Alla luce di ciò si comprende meglio perché nella Venezia
Giulia e in Friuli la Resistenza assunse subito un carattere
plurinazionale, con la nascita e lo sviluppo, sin dalla tarda estate del
1941, di formazioni partigiane slovene nelle province di Gorizia e
Trieste; queste formazioni penetrarono anche nelle Valli del Natisone
(Slavia veneta, altrimenti detta Benecìa <51). L’organizzata
Resistenza slovena creò diversi punti di riferimento per l’antifascismo
friulano e giuliano e costituì, agli inizi, uno stimolo ed un esempio
per le sue iniziative. Questa vicinanza, in seguito, si ripercosse
negativamente sulle vicende friulane: i fini ultimi della lotta
dell’Esercito di Liberazione jugoslavo (lotta di liberazione nazionale e
rivoluzione sociale) complicarono non poco i rapporti tra le formazioni
e tra i partiti italiani; i rapporti da tenere con gli sloveni
diventarono motivo di aspre discussioni e di paralisi per l’unificazione
dei diversi comandi partigiani italiani, soprattutto nelle zone di
confine. La prossimità con questo forte movimento di liberazione a
direzione comunista fu la principale ragione del perché si formò proprio
in Friuli la più robusta organizzazione partigiana non comunista, la Osoppo, che ha pochi eguali in Italia.
Il
dualismo fra i reparti diretti dai comunisti (Garibaldi) e quelli
sostenuti da altri partiti (Osoppo) non fu connotato tipico friulano, ma
in questa regione assunse un valore particolare.
L’insorgere di una
questione nazionale e di frontiera sollevata dal movimento jugoslavo è
un altro degli aspetti caratterizzanti, dal punto di vista
politico-militare, della Resistenza nel Friuli Venezia Giulia.
La
Resistenza friulana si segnala, inoltre, per una serie di “primati”: fu
in regione, infatti, che nacque l’unico distaccamento italiano sorto
prima dell’armistizio dell’8 settembre; per primi, in Friuli, i reparti
garibaldini si organizzarono in battaglioni e brigate (nelle altre
regioni si combatteva ancora per bande, per piccoli nuclei); qui si
costituì la prima brigata italiana, la Garibaldi “Friuli”, e si
assistette alla prima grande battaglia contro i tedeschi (Gorizia 12-19
settembre 1943: probabilmente l’unico esempio in Friuli di insurrezione
armata spontanea).
Non di minore rilevanza storico-politica sono i
trattati stipulati dai garibaldini con il IX Korpus d’armata jugoslavo o
la creazione di grandi zone libere, con il conseguente controllo di
vasti territori (come la Zona Libera della Carnia) che videro il
coinvolgimento diretto e l’intervento nella vita sociale e
amministrativa delle popolazioni civili, con interessanti esperimenti di
autogoverno e l’avvio di una Costituzione avanzata.
[...] Già nell’ottobre 1942 i comunisti
italiani presero contatto con le formazioni slovene per concordare
alcune forme di collaborazione <52. L’intesa (superando molte
perplessità interne) fu raggiunta dalla federazione udinese: gli
italiani s’impegnarono a passare informazioni sui movimenti tedeschi, a
rifornire di armi, medicinali e viveri le formazioni slovene; gli
sloveni, da parte loro, concessero la formazione di un reparto autonomo
di partigiani italiani, con comando e simboli nazionali, riunendo quei
combattenti che già stavano lottando disseminati nelle formazioni
jugoslave. In seguito a tali accordi, nella primavera del 1943, nacque
il primo nucleo partigiano: il Distaccamento “Garibaldi” <53,
composto da una quindicina di volontari italiani, e operante sui monti
della Slavia veneta. Questo distaccamento porta il nome di Garibaldi non
per un caso: Garibaldi, infatti, era un eroe popolare; “garibaldini”
erano i combattenti di Spagna nelle Brigate Internazionali contro il
fascismo franchista e, soprattutto, il nome di Garibaldi richiamava
forte l’immagine che voleva la resistenza al fascismo e ai tedeschi come
continuazione del Risorgimento italiano.
Il Distaccamento, braccato
di continuo dai nemici, si spostò continuamente e si sciolse.I
superstiti, all’indomani dell’8 settembre, formarono sul Collio (in
continuazione del vecchio distaccamento) il battaglione “Garibaldi”,
costituito con l’apporto di antifascisti del cormonese, di partigiani
italiani che militavano nelle file slovene, di soldati sbandati e di
alcuni dispersi della brigata “Proletaria” dopo la sconfitta nella
battaglia di Gorizia. Raggiunse in pochi giorni le 120 unità e, su
pressante invito sloveno, si spostò nelle Valli del Natisone.
In
seguito al forte afflusso di giovani e volontari dopo l’8 settembre,
nacquero nuovi battaglioni partigiani nella zona orientale del Friuli.
Fra
il 12 e il 20 settembre si costituì, sempre nelle valli del Natisone,
il Battaglione “Friuli”, organizzato su tre compagnie, come il
“Garibaldi”.
Ai primi di Ottobre risale anche la formazione del
Battaglione “Pisacane”, composto in parte da membri degli altri due
battaglioni e forte già di 70 uomini.
A questi si aggiunse il Battaglione “Mazzini”, costituitosi a fine ottobre sul Collio
(l’unico reparto italiano accettato in zona dagli sloveni), e dal quale
in futuro avrebbe avuto vita la Brigata “Natisone”. La storia di questo
reparto è diversa dalle altre formazioni garibaldine: infatti, ebbe
sempre una notevole autonomia decisionale conferitagli dal decentramento
logistico cui fu costretto e dalla contiguità con i reparti sloveni.
Con
la nascita e lo sviluppo di questi primi battaglioni si posero i
presupposti per la costituzione di una brigata partigiana. Furono i
comandi garibaldini a caldeggiare la formazione della brigata, unico
mezzo per affermare in maniera decisa l’esistenza di formazioni italiane
autonome nelle Prealpi Giulie. Inoltre incominciava a farsi pressante
la necessità della presenza di una adeguata e congrua formazione
militare italiana dato che, con la caduta del fascismo e a causa di
rivendicazioni territoriali sempre più ufficiali e dettagliate da parte
slovena, il problema dei confini orientali andava facendosi sempre più
attuale.
Dall’unione di questi battaglioni (nati e operanti fra i
fiumi Natisone, Judrio e Isonzo) nacque così alla fine del 1943, sulle
Prealpi Giulie, la Brigata “Friuli”, la prima in Italia, composta da
circa 450 uomini.
Volontari friulani, operai isontini (molto forte fu
il numero di iscritti e sostenitori del partito comunista nei cantieri
di Monfalcone) ed ex-militari, formarono il grosso di queste unità.
Il
P.C.I. fu anche il principale organizzatore della lotta armata in
pianura. Tra settembre e dicembre 1943 creò una robusta rete di
organismi politici e militari che operarono a supporto dei reparti di
montagna, concorrendo a mobilitare le masse e a suscitare la guerriglia.
Furono diretti
dal P.C.I., infatti, i gruppi dell’Intendenza, i G.A.P. e la maggior
parte delle S.A.P. Su iniziativa della Federazione comunista i primi
nuclei di G.A.P. erano stati costituiti già ad ottobre in tutta la
regione. Da principio erano piccoli gruppi di persone (tre, cinque al
massimo) che vivevano in legalità; si riunivano solo per compiere
sabotaggi, recuperare armi, munizioni e viveri <54, attaccare
macchine nemiche isolate, eliminare spie.
Altri raggruppamenti di
massa furono il Fronte della Gioventù, i Gruppi di Difesa della Donna, i
Comitati operai e contadini in cui, in genere, erano comunque i
comunisti a prevalere.
Le condizioni in cui operarono furono difficili e pericolose.
All’interno
delle stesse forze di pianura si possono individuare due diverse
tipologie di combattenti: c’erano quelli che vivevano alla macchia, in
continuo spostamento, accampati tra la vegetazione per non essere
scovati, simili per certi versi ai partigiani di montagna (nel 1943 non
si hanno ancora notizie di questi gruppi che si svilupparono,
verosimilmente, nella primavera-estate 1944). C’erano poi uomini che
vivevano in legalità, a casa propria, svolgendo servizi di intendenza,
stampa, propaganda, a volte di aiuto sanitario; erano i cosiddetti
“territoriali” che occasionalmente si armavano per azioni di guerriglia
(rientrano in questa categoria la maggior parte dei G.A.P., le S.A.P.,
gli appartenenti al F.d.G.).
[NOTE]
50 Centinaia furono gli
arrestati e i condannati a pene detentive durissime, migliaia i
confinati e gli internati (I. DOMENICALI, G. FOGAR, La Resistenza, in
“Storia regionale contemporanea, guida alla ricerca”, edizioni Grillo,
Udine, 1979, p. 48).
51 Per T. MANIACCO e F. MONTANARI (I Senza
storia. Il Friuli dal 1866 al 25 Aprile 1945, Casamassima, 1978) è più
corretto chiamare queste zone Slavia veneta piuttosto che friulana.
52
Si veda, per esempio, G. C. BERTUZZI, 1942-1943. “Esercito partigiano
italiano” e “questione nazionale”: alle origini di una vicenda
controversa in “Storia contemporanea in Friuli”, anno XII, n.13,
I.F.S.M.L., Udine, 1982.
53 Probabilmente la dicitura “Distaccamento Garibaldi” fu successiva alla creazione del nucleo.
54
A. C., in un’intervista orale, ricorda l’assalto al deposito militare
di Percoto da parte della popolazione locale per rifornirsi di
scatolette di cibo. La sua testimonianza è confermata da F. MAUTINO
(Guerra di popolo, Feltrinelli, Padova, 1981, p. 56).
Alessio Di Dio, Il Manzanese nella guerra di Liberazione. Partigiani, tedeschi, popolazione, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 2002-2003
Il
primo nucleo nacque come “distaccamento Garibaldi” nella Slavia
Friulana (Benecìa) già nel marzo del 1943, per iniziativa del PCI e del
movimento di liberazione sloveno. Fu la prima formazione militare della
Resistenza italiana. Subito dopo l’8 settembre, in quella zona, si era
formata una Brigata Garibaldi.
Nei mesi successivi, dopo la
dispersione delle forze combattenti dovuta all’offensiva tedesca, il
battaglione venne ricostruito dando vita a due formazioni distinte: il
Btg. Garibaldi ed il Mazzini. Da questo sdoppiamento, nasceranno tre
brigate: la Buozzi, la Picelli e la Gramsci, raggruppate nella Divisione
Garibaldi Natisone, costituita ufficialmente il 17 agosto 1944
inquadrando 1.200 uomini che in settembre raggiungeranno circa 2 mila
uomini. Alla fine del 1944, dopo la conclusione dell’esperienza della
Zona libera della Carnia e dell’Alto Friuli, e quella del Friuli
orientale, la Divisione si trasferì oltre l’Isonzo, passando alle
dipendenze operative dell’Esercito di liberazione jugoslavo. Partecipò a
diversi e sanguinosi combattimenti, rientrando a Trieste il 20 maggio
del 1945. Lasciò in terra slovena ben 1.000 caduti. Di questa unità fece
parte anche la Brigata Triestina, aggregatasi nei giorni della
Liberazione.
Bibliografia:
G. Gallo, La Resistenza in Friuli 1943-1945, IFSML, Udine 1988;
L. Patat, Mario Fantini “Sasso”. Comandante della Divisione “Garibaldi Natisone”, IFSML, Udine 2000;
G. Padoan (Vanni), Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni al confine orientale, Del Bianco Editore, Udine 1965;
A.a.V.v., La Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli, Il Mulino, Bologna 2013;
A. Buvoli-A. Zannini (a cura), Estate-autunno 1944. La Zona libera partigiana del Friuli orientale, Il Mulino, Bologna 2016;
E.
Cernigoi, La Brigata d’Assalto ‘Triestina’ nella Zona di Operazioni
Litorale Adriatico. Una storia militare 1943-1945, Ed. Tempora, 2017.
Redazione, Divisione Garibaldi Natisone, ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) Brescia, 23 febbraio 2020

