sabato 10 gennaio 2015

Rocchetta Nervina (IM) nel Medio Evo

Rocchetta Nervina, in provincia di Imperia, si affaccia dove il rio Oggia sfocia sul torrente Barbaira, il quale dopo pochi chilometri confluisce nel torrente Nervia poco prima di Dolceacqua, per cui il paese viene comunemente definito appartenente alla Val Nervia. Altri piccoli corsi d'acqua circondano il borgo, soprattutto sotto forma di laghetti, piccole cascate e fenomeni carsici.
Nel territorio dell'attuale Comune sono stati rinvenuti diversi reperti di epoca romana imperiale, tali da fare supporre l'esistenza di almeno un grande fondo rurale classico in zona Oggia, toponimo già qui incontrato. E da confermare l'ipotesi di antichi tragitti viari trasversali e non tra colline e monti, questi ultimi frequentati all'avvento dei fenomeni cenobitici, quasi presagio di successivi - nel Medio Evo - più intensi passaggi di monaci - questi con soste significative di cui diremo -, pellegrini, pastori, anche viandanti in genere.
Anticamente si passava infatti anche da queste parti per arrivare in Val Roia e viceversa, tenuto conto di Pigna, a nord di Rocchetta Nervina, snodo per il Basso Piemonte (e tra Paù  e Oggia - dove si riscontrano tracce del sistema rurale "a grangia", introdotto dai Benedettini - altri siti dell'attuale Rocchetta Nervina, transitarono a lungo madrie pedemontane dirette al mare) e per il levante dell'attuale alta provincia di Imperia (Triora, Saccarello, Tanaro, Nava), e di Dolceacqua, l'importante Dolceacqua, come già detto più a sud. Sulle alture, a conferma di quanto sin qui asserito, lungo un tragitto romano si susseguono le chiesette di S. Lucia, S. Orsola e di S. Vincenzo (o quello che ne resta). A meridione i ruderi degli edifici che costituirono il rilevante Priorato Benedettino di S. Maria di Dolceacqua. E dall'altezza di Dolceacqua si proseguiva in genere ancora in altura sino alla collina di Collasgarba di Ventimiglia: al mare, insomma.
In un manoscritto medievale del 1186 si cita per la prima volta il Castrum Barbairae, dal Barbaira menzionato, per l'appunto. Nel documento si apprende di una ribellione degli stessi abitanti contro il signore del luogo, Enrichetto dei Conti di Ventimiglia, che costretto alla fuga si rifugiò nel proprio castello. Ma Rocchetta Nervina prese poi il nome nel 1230 dal castello dei Conti di Ventimiglia, la "Rocha". Nel 1356 Imperiale Doria, signore genovese di Dolceacqua, ghibellino, nella sua guerra contro la già sabauda Pigna, rea di vessazioni contro il suo feudo di Castelvittorio (all'epoca Castelfranco), procedette anche a saccheggiare Rocchetta Nervina. Alberti nella Storia di Sospello (p. 360, trad.): "Per devastare il castello regale di Rocchetta egli distrusse tutti gli alberi, occupò colle armi il forte e lo diede alle fiamme, uccise alcuni uomini, altri e delle donne portò via prigionieri"  (secondo l'Alberti territorio e castro rocchettini avrebbero subiti danni per dodicimila fiorini d'oro). Il Doria condusse in quell'occasione i suoi scherani per una parte degli alti sentieri più volte qui citati; come accadrà altre volte, per altri manipoli di armati in quei secoli tormentati, soprattutto se intendevano attraversare di sorpresa la Valle Roia.
E nel 1559 - ironia della storia ! - Rocchetta Nervina venne infeudata ai Doria, ormai vassalli dei Savoia. Faceva allora già parte del residuo Comitato di Ventimiglia e della Val Lantosca (con Sospel, abbastanza lontana, in Val Bevera, Saorge, e Pigna), territorio sabaudo: e tra il 1516 e il 1584 vennero redatti gli Statuti Comunali, pregni di riferimenti alla vita agro-pastorale del tempo, di recente attentamente studiati da Simona Ciurlo (editrice Philobiblon di Ventimiglia).


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