Come ricordato da Ortona, la preparazione del viaggio di Gronchi e Martino caratterizzò interamente il lavoro dell’Ambasciata italiana a Washington nei mesi precedenti la visita <495, anche perché i diplomatici italiani dovettero divincolarsi non senza difficoltà tra le pretese statunitensi che il viaggio si riducesse a semplici “manifestazioni di facciata”, le pressioni del Quirinale di inserire il più possibile incontri dal forte valore politico con i maggiori esponenti del governo di Washington e infine quelle del governo, attento a soddisfare Gronchi ma anche a non superare determinati limiti di carattere costituzionale. Soprattutto l’ambasciatore Brosio si adoperò in modo particolare affinché i colloqui fossero preparati in maniera molto scrupolosa. A tale proposito alla vigilia della partenza fece pervenire a Roma un documento nel quale indicò in modo molto accurato le modalità secondo lui più efficaci per esporre le tematiche sulle quali la delegazione italiana risultava maggiormente sensibile e al contempo gli argomenti che probabilmente gli americani non avrebbero gradito affrontare. Ad esempio sulla volontà italiana di proporre un rafforzamento del Patto Atlantico, l’ambasciatore a Washington sottolineò il rischio che si correva continuando a basare tale legittima aspirazione sulla sola tesi dello sviluppo dell’articolo 2, dal momento che esso riguardava, letteralmente, soltanto la collaborazione economica senza citare, invece, l’altro aspetto particolarmente caro al governo di Roma, ossia la consultazione politico-diplomatica sulle principali questioni di carattere internazionale. Brosio consigliava perciò di sollecitare conversazioni politiche fra tutti i membri dell’alleanza ponendo l’accento sui rischi che si sarebbero potuti correre se le più importanti questioni internazionali fossero state ridotte a esclusivo oggetto di colloqui bilaterali fra le due maggiori potenze, senza soffermarsi però troppo a lungo sull’opportunità di estendere le consultazioni tra i membri del Patto Atlantico anche su problemi che, se non altro dal punto di vista geografico, esulavano dalle responsabilità della NATO. Sulla questione tedesca, poi, l’ambasciatore italiano si raccomandò fermamente di non accennare ad alcuna proposta di neutralità, limitandosi al massimo a evidenziare la preoccupazione italiana per un mantenimento dello status quo che avrebbe potuto facilitare l’avvio di pericolosi contatti tra la Repubblica Federale e Mosca <496.
Nonostante le premure di Brosio, Gronchi non sembrò seguire attentamente i suoi consigli, tanto che durante le sue numerose conversazioni con i rappresentanti statunitensi <497, il Presidente della Repubblica decise di soffermarsi soprattutto sulla necessità di ampliare i settori di competenza dell’Alleanza Atlantica replicando gli sforzi compiuti per la cooperazione militare anche nei settori economico e politico. La proposta di più frequenti consultazioni politiche e di una maggiore armonizzazione a livello economico fra gli alleati occidentali tramite l’attuazione del “famoso” articolo 2 del Patto Atlantico, del resto già presentata dal governo italiano in diverse occasioni precedenti, ultima delle quali la sessione ministeriale atlantica del dicembre 1955, veniva considerata dall’Italia un’esigenza sempre più urgente, alla luce soprattutto della profonda evoluzione delle strategie perseguite da Mosca. Appariva infatti ormai chiaro come la politica del Cremlino mirasse in Europa a sfruttare la fase distensiva soprattutto a livello propagandistico conservando al contempo un sostanziale status quo sull’intero continente, mentre nei confronti dei Paesi cosiddetti non allineati o di quelli sottosviluppati avesse avviato una nuova tattica di penetrazione passando anche attraverso l’assistenza economica. Di fronte a questi nuovi sviluppi della politica estera sovietica, l’Alleanza Atlantica rischiava di rimanere imprigionata nelle sua ristretta concezione di un’alleanza prettamente militare lasciandosi sfuggire allo stesso tempo sia la possibilità di competere con l’URSS in nuovi settori sui diversi scenari mondiali, che quella di convincere la propria opinione pubblica che il Patto Atlantico rappresentava molto più che un semplice sistema difensivo basato sull’indiscutibile leadership statunitense.
Se a Ottawa le argomentazioni di Gronchi vennero interpretate in maniera molto favorevole soprattutto dal ministro degli esteri Pearson, offrendo così un’ulteriore dimostrazione di come Italia e Canada, seppur per motivazioni differenti e partendo da situazioni completamente diverse, rappresentassero da tempo l’esempio di “più stretta solidarietà” all’interno del Patto Atlantico <498, assai diversa fu l’atmosfera che accolse Gronchi al suo arrivo negli Stati Uniti, complice soprattutto il sentimento di diffidenza che aveva suscitato fin dalla sua elezione negli ambienti politici e nell’opinione pubblica americana.
Nonostante tali difficoltà iniziali il viaggio del Presidente italiano negli USA venne alla fine considerato un grande successo non tanto, o meglio non solo dal punto di vista politico, ma soprattutto dal punto di vista personale, proprio per la capacità dimostrata da Gronchi di accattivarsi innanzitutto le simpatie della stampa e dell’opinione pubblica <499. Come già accaduto in Canada, durante il suo primo incontro con il Presidente Eisenhower il Capo di Stato italiano si intrattenne a lungo sul significato politico ed economico dell’alleanza: di fronte ai pericoli generati dalla nuova strategia pacifista sovietica si faceva ancora più pressante la necessità di maggiori consultazioni fra tutti i membri della NATO, soprattutto su problemi che riguardavano da vicino, in modo più o meno diretto, non solo le tre potenze ma tutti gli Stati occidentali, a cominciare dalla questione tedesca e da quella del Medio Oriente <500. La chiara impostazione espressa da parte italiana sembrò quasi turbare Eisenhower, che replicò con un intervento che lo stesso ministro Martino non potè che definire vago. Il Presidente statunitense si limitò infatti a sottolineare l’importanza che Washington aveva sempre dato alle consultazioni all’interno della NATO e che queste sarebbero state approfondite sempre più <501. L’importanza di rafforzare maggiormente la solidarietà occidentale contro la nuova strategia sovietica venne ribadita da Gronchi anche durante il suo incontro con il Segretario di Stato Dulles, nel quale venne ampiamente sottolineato innanzitutto il ruolo che un Paese come l’Italia avrebbe potuto svolgere per raggiungere tale obiettivo, e in secondo luogo come l’insistenza di Roma per adottare una nuova tattica volta a combattere l’offensiva sovietica non rispondesse solo agli interessi italiani ma a quelli dell’intera alleanza occidentale <502. A differenza di Eisenhower, però, Dulles replicò in maniera piuttosto seccata alle insistenze italiane facendo capire chiaramente come considerasse le consultazioni già solitamente in atto all’interno del Dipartimento e tra gli alleati più che sufficienti <503. Il giorno successivo Gronchi tenne il discorso ufficiale sicuramente più significativo e apprezzato dell’intero viaggio in Nord-America, quello di fronte al Congresso degli Stati Uniti <504, nel quale si soffermò a lungo ancora una volta sui nuovi sviluppi della situazione internazionale evidenziando come il mondo, a differenza di quanto un’interpretazione superficiale avesse potuto far pensare, non viveva una fase di maggior sicurezza rispetto a uno o due anni prima, quanto piuttosto “una fase di inquietante confusione nelle idee e negli orientamenti politici e perciò di potenziale più grave pericolo.” Proprio di fronte ai nuovi fermenti, alla nuova e più dura competizione fra due sistemi così profondamente antitetici come quello comunista e quello occidentale, il miglior strumento a disposizione della civiltà democratica rimaneva il “rafforzamento della [sua] solidarietà”. Secondo il Presidente della Repubblica, però, questa solidarietà, basata proprio sul Patto Atlantico, avrebbe dovuto munirsi di nuovi mezzi per poter rispondere in modo funzionale alle nuove sfide che le relazioni internazionali ponevano non solo in Europa ma su nuovi importanti scenari come quello mediorientale e africano. “[il Patto Atlantico] così come è stato concepito e attuato fin qui, era appropriato e sufficiente quando vi era motivo di temere un’aggressione armata, incoraggiata dallo squilibrio delle forze esistenti fra le due parti. [..] Ma esso non è più adeguato alla realtà di oggi, che le condizioni di quello squilibrio sono ben migliorate e mutata è la situazione in tanta parte del mondo. Oggi la solidarietà militare non ha perduta la sua importanza, ma vi si debbono aggiungere forme nuove e intelligenti di collaborazione, non soltanto per uscire dal quadro delle misure di emergenza ed entrare in quello di strutture più complesse e permanenti, ma soprattutto perché è chiaro a tutti che nessuno, o persona, o nazione, o gruppo di nazioni, può guardare senza angosciosa inquietudine le prospettive di un mondo nel quale la pace è riposta quasi esclusivamente sulla forza militare e su aggregati politici soltanto parziali”. Pur anticipando di non avere una soluzione concreta da proporre, Gronchi proseguì il suo discorso invitando a “prendere in esame un miglior coordinamento fra loro delle organizzazioni esistenti, quale l’OECE, la CECA, l’UEO, il Consiglio d’Europa, poiché le nuove forme di più organica collaborazione devono andare dal politico, al sociale e all’economico. Si può considerare con maggiore attenzione un più integrale funzionamento del NATO con la valorizzazione del Consiglio Atlantico e l’utilizzazione più frequente di questo. Si otterrà così lo scopo di rendere fecondi e tempestivi gli scambi di vedute fra i vari Stati dando loro, col senso delle responsabilità, il riconoscimento del valore del loro apporto alla causa comune. E, nell’ambito del NATO, si può esaminare con minori prevenzioni l’opportunità di dare finalmente vita allo spirito di quell’articolo 2, che fin da prima mirò a conferire al patto militare il carattere più vasto e più profondo di una comunità di popoli”. Come già sottolineato la necessità di una “revisione atlantica” può certamente essere considerato l’argomento al quale il Presidente Gronchi dedicò le maggiori energie all’interno delle sue conversazioni, ma in nessun frangente diede adito alle accuse lanciate alla vigilia del viaggio, sia dagli ambienti statunitensi come da alcuni settori della politica italiana, di un atteggiamento quasi equidistante del Capo dello Stato nei confronti dei due blocchi, poiché tutti gli interventi di Gronchi furono chiaramente volti a rafforzare e migliorare il funzionamento dell’alleanza ampliandone i settori di intervento. D’altronde solo volendo forzatamente speculare sulle parole del Presidente italiano si sarebbero potute intendere in tal senso le critiche, sicuramente ferme ma altrettanto sicuramente costruttive, che egli mosse nei confronti del Patto Atlantico, senza peraltro mai metterne minimamente in discussione la fedeltà da parte di Roma. E proprio in maniera strumentale le dichiarazioni del Capo dello Stato italiano vennero riportate dagli organi di stampa comunisti non solo italiani ma anche stranieri.
[NOTE]
494 A tale proposito va rammentato che Martino apparteneva proprio alle fila di quel Partito Liberale che Gronchi voleva allontanare dalla compagine governativa. Sui contrasti tra i due durante il viaggio Luciolli, M. op. cit. p. 130; Ortona, E. op. cit. p. 160
495 Ortona, E. op. cit. p. 153 e seg. Sul frenetico lavoro di preparazione alla visita di Gronchi vd. anche Bedeschi Magrini, A. op. cit. p. 65
496 ASMAE A.P. USA 1956 b. 440 Tel. n. 2613/713 da Brosio a MAE, Washington 16 febbraio 1956
497 Nella sua visita negli Stati Uniti Gronchi ebbe modo di partecipare a importanti colloqui con il Presidente Eisenhower, con il Segretario di Stato Dulles, con il Vicepresidente Nixon, con il Segretario del Tesoro Humphrey e con il Presidente della Banca Internazionale Black.
498 Non va infatti dimenticato che se l’Italia, proprio dalla sessione canadese del Consiglio Atlantico del 1951, aveva fatto della battaglia per maggiori consultazioni politiche tra i vari membri dell’Alleanza e per una più ferrea applicazione dell’articolo 2 un punto forte della propria politica atlantica, uno sforzo altrettanto pari era stato compiuto, in tale settore, proprio da Ottawa. Sui rapporti tra Italia e Canada negli anni ‘50 Torcoli, F. “Canada, Italia e Alleanza Atlantica 1951-1956: prospettive politiche e sociali” Milano, Franco Angeli, 2004. Secondo quanto riportato proprio da Torcoli fu il ministro Pearson, una volta appreso dell’invito rivolto a Gronchi dagli Stati Uniti, a insistere in modo particolare con il primo ministro St. Laurent affinché anche il Canada estendesse il proprio invito al Presidente italiano. “Secondo Pearson un soggiorno in Canada di Gronchi - considerato personalità influente nel panorama politico italiano nonostante il suo ruolo costituzionale fosse limitato - sarebbe stato di notevole utilità, sia per dare nuovo vigore ai processi di consultazione politica in campo atlantico (e a tutte le altre tematiche concernenti l’art. 2), sia per rafforzare come era definita dal ministro canadese, la precaria condizione centrista del governo Segni.” op. cit. p. 131
499 “Mai la nostra tesi [dello sviluppo dell’art. 2] aveva avuto una riaffermazione di tale risonanza; la parola del Presidente Gronchi l’ha portata all’attenzione della grande opinione pubblica americana, e degli uomini responsabili degli Stati Uniti, che non possono più ignorare né sfuggire il problema”. ASMAE A.P. USA 1956 b. 440 T. n. 559/C da Brosio a MAE, Washington 7 aprile 1956. Addirittura l’ambasciatore Luce si lasciò andare a esagerati commenti trionfalistici. Come riportato da Wollemborg la Luce “fu prodiga di elogi al presidente sottolineando che gli americani in generale e Eisenhower in particolare erano stati colpiti assai favorevolmente dalla personalità del capo dello Stato italiano.” La signora Luce giunse ad affermare che “la visita ha posto i rapporti italo-americani su basi più elevate e sicure di quanto non siano mai stati”. Wollemborg, L. op. cit., p. 34 - 35.
500 Secondo Gronchi le potenze occidentali avevano già offerto alla Repubblica Federale l’ammissione alla NATO, l’indipendenza e il riarmo, perciò le uniche offerte veramente attraenti per la Germania dell’Ovest rimanevano quelle provenienti dall’Unione Sovietica. Proprio per questo motivo il Presidente della Repubblica consigliava ai tre grandi di prendere immediatamente delle iniziative per contrastare i possibili sviluppi della politica dell’URSS verso Adenauer. Sarebbe stata quindi necessaria un’immediata contropropaganda per non perdere, nell’arco dei prossimi cinque-dieci anni, il vantaggio che l’Occidente si era conquistato presso la Germania di Bonn. FRUS 1955-1957, vol. XXVII, n. 101, Memorandum for the Record of Conversation between President Eisenhower and President Gronchi, Washington, 28 febbraio 1956 p. 337 e seg.
501 Più interessanti appaiono invece le successive dichiarazioni di Eisenhower, ossia quella di tenere a turno i Consigli Atlantici non solo nella sede di Parigi ma anche in tutte le altre capitali dei Paesi atlantici proprio per avvicinare maggiormente l’opinione pubblica occidentale alla NATO, come d’altronde richiesto dallo stesso Gronchi. ASMAE A.P. Italia 1956 b. 1317 Tel. n. 344/C da Martino a MAE 28 febbraio 1956
502 FRUS 1955-1957, vol. XXVII, n. 103, Memorandum of Conversation, Department of State, Washington, 29 febbraio 1956 p. 340 e seg.
503 ASMAE A.P. USA 1956 b. 440 Tel. n. 3634 da Brosio a Rossi Longhi, Washington 4 marzo 1956
504 ASMAE A.P. USA 1956 b. 440 “Discorso del Presidente della Repubblica Gronchi al Congresso degli Stati Uniti d’America” Washington, 29 febbraio 1956. Per comprendere quanto gli ambienti statunitensi, a differenza poi di ciò che riferì la stampa filocomunista italiana e straniera, avessero apprezzato l’intervento di Gronchi basti leggere che il Segretario Humphrey, il giorno seguente le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, aprì le conversazioni con la delegazione italiana esprimendo le sue congratulazioni per l’eccellente discorso tenuto, che aveva profondamente impressionato tutti i membri del Congresso americano tanto che ogni commento udito dallo stesso Humphrey era stato di grande apprezzamento. FRUS 1955-1957, vol. XXVII, n. 105, Memorandum of a Conversation, Italian Embassy, Washington, 1 marzo 1956 p. 348 e seg. Sempre sui commenti positivi vd. anche ASMAE A.P. USA 1956 b. 440 Tel. n. 559/C da Brosio a MAE, Washington 7 aprile 1956
Emanuela Limiti, L'Italia e la sicurezza europea nel confronto Est-Ovest (1952-1958), Tesi di dottorato, Università degli Studi "Roma Tre", Anno Accademico 2005-2006







