L'andamento a fisarmonica, a cui prima si accennava, è anche sintomo di una guerra dinamica, che non lascia spazio al posizionamento e all'occupazione duratura di un territorio: lezione che i partigiani delle valli alpine avevano da tempo capito. <246 I garibaldini della 16ª e della 48ª brigata non avevano invece avuto problematiche dello stesso tipo. Il territorio nel quale queste brigate operavano fin dall'inverno del '43 non aveva permesso, data la sua morfologia, di mantenere arroccamenti stabili o di creare gruppi numerosi in difesa di una determinata zona. Le valli del Belbo, del Tanaro e della Bormida sono infatti adatte a rapidi spostamenti e, essendo nelle vicinanze di rilievi collinari coperti da fitta vegetazione, consentono di trovare un valido rifugio, ma non sono indicate per una guerra tradizionale. Il territorio, nel caso delle brigate Garibaldi ma anche del gruppo di Piero Balbo e di “Primo” Rocca, aveva «determinato» una tipologia di guerriglia, fatta di piccoli colpi di mano, di sabotaggi e di imboscate al nemico, che risulterà essere quella vincente contro le truppe tedesche. L'obiettivo della guerriglia partigiana non è finalizzato all'eliminazione dei nemici, quanto al loro logoramento materiale e psicologico, <247 tanto è vero che l'abbandono temporaneo delle vallate da parte delle truppe tedesche nell'estate-autunno sarà determinato dalla constatazione dell'impossibilità di mantenere in sicurezza un territorio come quello langarolo, con una forte presenza partigiana che organizza frequenti e repentine imboscate.
1.3.3.1 La politicizzazione delle bande
La fase primaverile è importante per il movimento perché finalmente permette di riorganizzarsi e di stabilire maggiori e frequenti contatti con i CLN centrali. Di quest'opera, come anche di quella del coordinamento e del finanziamento, si fanno carico i commissari politici: nel caso dei militari di “Mauri” e delle valli alpine a svolgere questo ruolo è in un primo tempo l'avvocato Guido Verzone, sostituito poi da Renato Testori; nelle formazioni garibaldine, i più importanti saranno Luigi Capriolo “Sulis” e Italo Nicoletto “Andreis”.
La riorganizzazione delle brigate Garibaldi nelle Langhe sembra avere uno sviluppo più regolare rispetto a quella degli autonomi. A partire dal maggio, la I divisione Garibaldi “Piemonte”, che opera inizialmente nella parte occidentale della provincia di Cuneo, dispone la costituzione di due brigate nella zona delle Langhe: la 16ª e la 48ª. La storia di queste due brigate è in parte diversa. Infatti, mentre la 16ª fa parte della 4ª brigata <248 già a partire dall'autunno del '43 come distaccamento, la 48ª è il risultato di un'azione di arruolamento compiuta dai comandi garibaldini nell'area tra Cuneo e Alba, dove operano numerosi gruppi di partigiani non ancora inquadrati. <249
Molto probabilmente è questa la zona in cui viene inviato “Zucca” con l'intento di prendere contatti con i gruppi operativi e di inquadrarli nella formazione comunista del cuneese occidentale. <250 A quell'iniziale progetto di espansione delle bande si collega la decisione di “Barbato” di inviare nelle Langhe Giovanni Latilla “Nanni”. Giunto in aprile nella zona di Monforte, “Nanni”, partigiano di provata esperienza, agli ordini di “Barbato” a Barge e prima ancora nell'esercito, avvia la costituzione di due brigate. Grazie a comunisti della zona, come Ernesto Portonero “Retto” e Sabino Grassi, a cui si uniscono Celestino Ombra “Tino” <251 e un ex ufficiale effettivo degli alpini Marco Fiorina “Kin”, <252 “Nanni” riesce a creare una solida organizzazione già a fine maggio. Agli elementi presenti in zona si aggiungono poi membri del PCI regionale: Luigi Capriolo “Pietro Sulis” <253 e Ettore Vercellone “Prut”. <254 La scelta del PCI di inviare nelle Langhe personale politico di alto profilo e di collaudata esperienza, già a partire dalla primavera, ci informa dell'importanza che quest'area riveste all'interno della guerra di liberazione e in quel processo di politicizzazione delle bande che avrà conseguenze nella successiva storia delle relazioni interpartigiane; ma ci permette anche di valutare il metodo organizzativo delle bande di ispirazione comunista, la cui struttura di partito - come ha notato Santo Peli - «permette [...] di ovviare a situazioni di particolare debolezza spostando militanti di provata esperienza laddove la situazione lo richiede, riprendendo una antica formula organizzativa del movimento operaio, con la quale le camere del lavoro caratterizzate da vita asfittica venivano vivificate dall'invio di organizzatori che si erano già fatti le ossa e avevano dato buona prova di sé in altre situazioni». <255 Inizialmente i garibaldini occupano un territorio più esteso di quello di “Mauri” e degli autonomi, hanno più uomini e sono più organizzati. Inoltre la loro influenza si estende anche sui gruppi che operano nelle aree limitrofe a quelle della 16ª e della 48ª. Nella zona di Canelli, infatti, i comandi garibaldini avviano contatti con il gruppo di “Primo” Rocca, che nel corso della primavera entrerà a far parte della I divisione Garibaldi, costituendo la 78ª brigata. Nella valle del Belbo invece, il comando della 16ª stabilisce un rapporto di collaborazione con il gruppo di Piero Balbo, che però non entrerà mai formalmente nelle Garibaldi. Nella seconda metà di maggio, in seguito alla promozione dei distaccamenti in val Varaita e in val Maira e a quelli nelle Langhe in brigate, si costituisce la I divisione Garibaldi “Piemonte”, strutturata su tre brigate: la “vecchia” 4ª brigata “Cuneo” e la 15ª brigata “Saluzzo”, nel cuneese occidentale, e la 16ª brigata “Generale Perotti” nelle Langhe. Il comando di divisione è composto da “Barbato”, Gustavo Comollo “Pietro”, Enrico Berardinone “Francesco” e Giovanni Guaita “Mirko”.
La riorganizzazione di “Mauri” nelle Langhe è invece più lenta. Nel mese di maggio, come abbiamo visto, il maggiore ha a disposizione solo 150 uomini; inoltre, la sua organizzazione comprende sia le Langhe settentrionali, Albese e Braidese, sia le vallate alpine. Per circa tre mesi, da aprile a giugno, “Mauri” provvede a organizzare il proprio territorio e i distaccamenti secondo il modello a cui aveva pensato subito dopo l'esperienza della val Casotto. È proprio in questo periodo che si stabiliscono i primi contatti con le brigate Garibaldi langarole. Sebbene la questione dei rapporti tra garibaldini e autonomi nelle Langhe verrà trattata approfonditamente nel terzo capitolo di questo studio, è bene comunque fare subito una breve puntualizzazione rispetto alla natura di questi rapporti, per meglio comprendere la politica di espansione partigiana condotta da entrambe le formazioni. Dobbiamo partire in primo luogo dalla circostanza che ha condotto autonomi e garibaldini (e successivamente i GL) ad agire nella stessa area operativa. Entrambi i gruppi che conducono la guerra partigiana nelle Langhe hanno origine nel cuneese occidentale, dove a partire dall'autunno '43 operano in totale autonomia con gruppi politicamente e militarmente simili e nell'assenza o quasi di contatti con altre formazioni. Nelle valli alpine ad esempio, “Mauri” si era confrontato solo con gruppi di ex militari con i quali era riuscito a creare un'intesa dal punto di vista militare e, se vogliamo, politico, mentre nelle Langhe il maggiore si trova di fronte a gruppi radicalmente diversi, con un'idea di guerra partigiana per certi versi opposta alla sua. I gruppi originari di autonomi e garibaldini condividono però uno stesso progetto: l'espansione del movimento in un'area più idonea alla guerriglia contro i tedeschi. L'area che entrambi individuano sono le Langhe. Qui, autonomi e garibaldini reclutano uomini, occupano paesi e colline e conducono una guerra contro i nazifascisti, partendo però da presupposti politici inconciliabili. Infatti, mentre da una parte gli autonomi vedono nella guerra partigiana un mero strumento militare per la cacciata dei tedeschi e dei fascisti, che investe unicamente il campo bellico, dall'altra, per i gruppi politici quella stessa guerra partigiana deve avere una valenza politica; la Resistenza deve essere un movimento di popolo e per il popolo. Il coinvolgimento stesso dei civili nella gestione delle zone libere e successivamente nelle operazioni di sabotaggio, di piccola guerriglia e di “intelligence”, che non è visto di buon occhio dai partiti moderati del CLN e dai gruppi militari, è invece sostenuto e promosso dai gruppi politici. Questo concetto «estensivo» di guerra partigiana non può considerarsi unicamente come risultato di un'ideologia di partito, che vuole portare le masse sul palcoscenico della vita pubblica dopo vent'anni di fascismo. Esso è anche l'effetto di esperienze che molti partigiani hanno acquisito, direttamente o meno, nei teatri di guerra di guerriglia in mezza Europa, dalla guerra civile spagnola, alla guerra partigiana in Grecia, in Jugoslavia, in Russia. È Italo Nicoletto “Andreis” che ricorda come la guerra di Spagna lasciò ai volontari repubblicani due principali regole di una guerra condotta contro il nazifascismo e in alleanza con la democrazia borghese: che la guerra deve avere una caratterizzazione nazionale e non di classe <256 e che ciò che si deve raggiungere è la liberazione e l'indipendenza nazionale. <257
Per tutto il periodo estivo, e fino quasi alla fine della guerra, le diverse formazioni creano organismi militari sempre più grandi e complessi, in forte concorrenza con quelli limitrofi. Al termine del periodo di riorganizzazione delle forze, “Mauri” dà vita, all'inizio di luglio, al “Raggruppamento Langhe settentrionali”, <258 che comprende una vasta area della provincia di Cuneo. I distaccamenti che lo compongono sono quelli di Icilio Ronchi Della Rocca (distaccamento n. 10), posizionato a Bra e nel Braidese occidentale, del tenente Franco Canale (n. 11), a Canale e zone limitrofe, di “Marco” (n. 12), a Sommariva Perno e zone limitrofe e dei tenenti Renato e Carletto (n. 13), dislocati nella zona di Alba, dove si costituisce anche la 7ª banda GL. <259 Questi distaccamenti si aggiungono a quelli già creati da “Mauri” nelle valli occidentali, dove tra gli altri opera il capitano Piero Cosa. L'organizzazione degli autonomi nel cuneese, di cui “Mauri” - si può dire - è il “federatore”, va via via crescendo nel corso dell'estate, con l'arrivo di nuove reclute e in seguito alle frequenti diserzioni nelle file della RSI, coinvolgendo non solo gruppi apolitici o di ex militari, ma anche partigiani appartenenti ad altre formazioni. Il 9 luglio, il giorno seguente alla costituzione del raggruppamento delle Langhe, “Mauri” stipula con il professor Vipo, delegato socialista al comitato militare di Torino, un accordo per la costituzione di una divisione, che prende il nome di I Divisione “Camillo di Cavour-Piemonte”. Essa comprende una vasta area che va dalle valli Corsaglia, Casotto e Mongia, dove operano le Brigate Matteotti, alle Langhe settentrionali, passando per le valli Ellero, Pesio, Miroglio, Tanaro e Liguria occidentale, dove sono presenti le brigate autonome. <260 Con la creazione di questa divisione si avvia, nelle file maurine, una strategia militare che ha come scopo quello di unire formalmente tutto il movimento partigiano del Cuneese in un nuovo esercito, più volte indicato da “Mauri” con il nome di «Esercito Italiano di Liberazione Nazionale», creando di volta in volta organismi utili a tal fine. Se prendiamo in considerazione la successione degli organismi militari creati e gli accordi che li sottendono, potremo notare una certa progressione nelle scelte di “Mauri”. Infatti, da gruppi ristretti formati esclusivamente da ex militari, o comandati da ex ufficiali, si passa alla creazione di macro-organismi che uniscono formazioni diverse, accomunate dall'appartenenza a un medesimo territorio. Il momento più importante di questo processo è certamente l'accordo con i GL cuneesi. Firmato il 7 agosto a Certosa di Pesio dai maggiori comandanti partigiani della provincia, <261 l'accordo prevedeva un'unione formale tra le due formazioni, che non implicava l'adesione al partito d'azione, <262 ma che legava i diversi gruppi da un punto di vista militare. L'accordo tra GL e autonomi, oltre a quello precedente tra autonomi e socialisti, porta alla creazione di un organismo di notevoli dimensioni, in cui “Mauri” non esercita la parte di un vero e proprio comandante quanto piuttosto quella di coordinatore generale per le operazioni militari più importanti. La creazione di questo raggruppamento militare però non è vista di buon occhio dal Comitato politico di Torino, che scorge nel progetto di “Mauri” un tentativo di creare un organo sostitutivo del CLN e del CMRP. Un timore comprensibile, tanto più considerando i rapporti non sempre sereni tra il maggiore e i «politici» di Torino e le difficoltà per il CLNRP di gestire un'organizzazione militare sul territorio piemontese in rapida espansione. Forse anche in conseguenza di ciò, il CLNRP decide l'annullamento degli accordi tra autonomi e GL, tra l'altro già criticati all'interno delle formazioni che li avevano sottoscritti, <263 segnando la fine del progetto di “Mauri” di ricostituire un nuovo esercito coinvolgendo tutte le forze presenti in provincia di Cuneo; progetto da cui venivano escluse le brigate Garibaldi.
Nel corso dell'estate anche i garibaldini, sulla scia della spinta che sta ricevendo il movimento in termini politici e militari, tentano di aumentare le proprie forze e di estendere la propria area di influenza. Nell'agosto, il comando della I divisione, in accordo con il comando piemontese delle Brigate Garibaldi, decide la costituzione della VI divisione “Langhe”, che comprende la 16ª, la 48ª e la 78ª brigata. Questo raggruppamento, secondo le disposizioni del CBG, dovrebbe contare almeno mille effettivi; <264 una stima verosimile, se si considera che ad agosto la sola 48ª brigata ha a disposizione più di 500 uomini.
[NOTE]
246 “Mauri” - come abbiamo visto - decide di riorganizzare le proprie bande con nuclei iniziali di trenta uomini in grado di muoversi liberamente in un territorio adatto alla guerriglia quale sembrano essere le Langhe: si veda “Relazione sui fatti d'arme dal 13 al 17 marzo nelle valli Casotto, Mongia e Tanaro”, Langhe, 9.4.44 - I di Liberazione, “Mauri”, in G. Perona (a cura di), Formazioni autonome, cit., doc.2, p. 342; dello stesso avviso sembra essere il capitano Stefano De Marchi che, prendendo il comando del gruppo delle Langhe settentrionali di Ignazio Vian, che si era a sua volta spostato nelle Langhe, dove «rimise insieme una organizzazione militare non trascurabile» (“Relazione di Renato al Comitato di liberazione nazionale”, Cuneo, 16.6.44, in Ivi, p. 351, doc. 6), costituisce «nuclei mobili» composti da 15-20 uomini, in grado di muoversi rapidamente e ovunque, in “Relazione sull'attività dei patrioti nella zona Alba - Bra”, [Albese], 25 maggio 1944, I° di Liberazione, in Ivi, p. 345, doc. 4
247 Tra gli obiettivi primari della guerriglia, come si legge nei documenti raccolti in La guerriglia in Italia, cit., p. 63, vi è quello di «minare il morale delle forze regolari, arrecando ad esse continua molestia e infliggendo continui scacchi». Tra i partigiani che avevano combattuto in Croazia nelle file dell'esercito regio era infatti rimasto il ricordo della «psicosi [che la guerriglia aveva] creato nei reparti italiani ivi dislocati e quali conseguenze siano molte volte derivate dallo speciale stato d'animo determinatosi fra essi in seguito alle azioni dei partigiani», in Ibidem, p. 36
248 Il comando della 4ª brigata diventerà poi sede del comando della I divisione Garibaldi “Piemonte”
249 La 48ª opererà nelle zone della pianura albese, «tra Novello, Monforte, Barolo, Roddino, Serralunga, Roddi, Verduno», D. Masera, Langa partigiana, cit., p. 50
250 Si veda a pagina 17
251 Originario di Asti, membro del PCI, organizzatore degli scioperi del marzo alla Way-Assauto, in seguito ai quali viene arrestato. Liberato dal carcere dai partigiani, giunge nelle Langhe verso il 26/27 marzo, in D. Carminati Marengo, Il movimento di resistenza nelle Langhe, cit., p. 74. Nella stessa occasione viene liberato anche Angelo Prete, “Devic”, futuro comandante della 16ª brigata, in I. Nicoletto, Anni della mia vita 1909-1945, Fondazione Luigi Micheletti, Brescia, 1981, p. 374. Nel marzo del '44 si stabilisce nella zona di Barolo, inviato dal comando della 1° divisione garibaldina, Ettore Vercellone “Prut”, operaio torinese promotore degli scioperi del 10 marzo, in D. Carminati Marengo, Il movimento, cit., p. 73. Sull’invio di Latilla nelle Langhe nell'aprile '44 si veda M. Diena, Guerriglia e autogoverno, cit., p. 82
252 Comandante della 48ª brigata Garibaldi “Dante Di Nanni” dall'agosto 1944
253 Antifascista torinese, arrestato e condannato due volte nel corso del ventennio fascista, Capriolo entra nel CLNRP subito dopo l'8 settembre. Riottenuta la libertà dopo essere stato arrestato e torturato dalla Gestapo di Torino, entra nei garibaldini della val di Lanzo per poi essere trasferito dal PCI presso i gruppi costituitisi nelle Langhe. Morirà impiccato dai tedeschi il 3 agosto 1944, in M. Diena, Guerriglia e autogoverno, cit., p. 91
254 Ivi, cit., p. 91
255 S. Peli, “Vecchie bande e nuovo esercito: i contrasti tra partigiani” in «Protagonisti», n. 58, 1995, p.
21. Pratica che verrà adottata anche con l'invio di Italo Nicoletto “Andreis” in qualità di ispettore garibaldino.
256 Come riporta Italo Nicoletto nella sua autobiografia, Anni della mia vita, cit., p. 104 «Non todo es possible»
257 Ibidem, «Con toda claredad possible»
258 “Raggruppamento Langhe Settentrionali”, Comunicazione di “Mauri” ai vari distaccamenti, 8.7.44 in AISRP, B AUT/mb 4 c
259 «Il gruppo [...] accoglie nel giugno '44 il Cap. Giovanni Alessandria, ex allievo del Liceo Govone, reduce dalla Russia, il Stn. Mario Canino, il Stn. Libero Porcari», “Cronistoria della 7ª banda GL”, citato in D. Carminati Marengo, Il movimento di resistenza nelle Langhe, cit., p. 72. I GL avranno una presenza maggiore nelle Langhe a partire dall'inverno '44-'45, quando reparti della I e II divisione dislocate a ovest vennero inviate nelle Langhe, dove diedero vita alla III e X divisione.
260 “Costituzione I Divisione Camillo di Cavour-Piemonte”, in AISRP, B AUT/mb 1 g; anche in B AUT/mb 4 c
261 “Accordi con le formazioni autonome del Monregalese e delle Langhe”, 7.8.44 in G. De Luna et alii (a cura di), Le formazioni GL, cit., p. 126, doc. 41. L'accordo viene firmato da D. L. Bianco, D. Dalmastro, A. Felici, E. Rosa, Dino Giacosa, “Mauri”, L. Scamuzzi e P. Cosa
262 Anche se nei punti 7 e 8 dell'accordo sono presenti chiari riferimenti alle idee azioniste
263 In particolare, Piero Cosa leggerà in alcune azioni dei GL tentativi di inquadrare politicamente il suo gruppo, Lettera di Piero Cosa a “Mauri”, 18.8.44 in AISRP, B AUT/mb 4 d
264 3.12.44 Lettera di Cesare al Raggruppamento cuneese “Barbato”, in cui si parla dei quantitativi che devono possedere brigate e divisioni, in AISRP, B 28 fasc. c
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013
1.3.3.1 La politicizzazione delle bande
La fase primaverile è importante per il movimento perché finalmente permette di riorganizzarsi e di stabilire maggiori e frequenti contatti con i CLN centrali. Di quest'opera, come anche di quella del coordinamento e del finanziamento, si fanno carico i commissari politici: nel caso dei militari di “Mauri” e delle valli alpine a svolgere questo ruolo è in un primo tempo l'avvocato Guido Verzone, sostituito poi da Renato Testori; nelle formazioni garibaldine, i più importanti saranno Luigi Capriolo “Sulis” e Italo Nicoletto “Andreis”.
La riorganizzazione delle brigate Garibaldi nelle Langhe sembra avere uno sviluppo più regolare rispetto a quella degli autonomi. A partire dal maggio, la I divisione Garibaldi “Piemonte”, che opera inizialmente nella parte occidentale della provincia di Cuneo, dispone la costituzione di due brigate nella zona delle Langhe: la 16ª e la 48ª. La storia di queste due brigate è in parte diversa. Infatti, mentre la 16ª fa parte della 4ª brigata <248 già a partire dall'autunno del '43 come distaccamento, la 48ª è il risultato di un'azione di arruolamento compiuta dai comandi garibaldini nell'area tra Cuneo e Alba, dove operano numerosi gruppi di partigiani non ancora inquadrati. <249
Molto probabilmente è questa la zona in cui viene inviato “Zucca” con l'intento di prendere contatti con i gruppi operativi e di inquadrarli nella formazione comunista del cuneese occidentale. <250 A quell'iniziale progetto di espansione delle bande si collega la decisione di “Barbato” di inviare nelle Langhe Giovanni Latilla “Nanni”. Giunto in aprile nella zona di Monforte, “Nanni”, partigiano di provata esperienza, agli ordini di “Barbato” a Barge e prima ancora nell'esercito, avvia la costituzione di due brigate. Grazie a comunisti della zona, come Ernesto Portonero “Retto” e Sabino Grassi, a cui si uniscono Celestino Ombra “Tino” <251 e un ex ufficiale effettivo degli alpini Marco Fiorina “Kin”, <252 “Nanni” riesce a creare una solida organizzazione già a fine maggio. Agli elementi presenti in zona si aggiungono poi membri del PCI regionale: Luigi Capriolo “Pietro Sulis” <253 e Ettore Vercellone “Prut”. <254 La scelta del PCI di inviare nelle Langhe personale politico di alto profilo e di collaudata esperienza, già a partire dalla primavera, ci informa dell'importanza che quest'area riveste all'interno della guerra di liberazione e in quel processo di politicizzazione delle bande che avrà conseguenze nella successiva storia delle relazioni interpartigiane; ma ci permette anche di valutare il metodo organizzativo delle bande di ispirazione comunista, la cui struttura di partito - come ha notato Santo Peli - «permette [...] di ovviare a situazioni di particolare debolezza spostando militanti di provata esperienza laddove la situazione lo richiede, riprendendo una antica formula organizzativa del movimento operaio, con la quale le camere del lavoro caratterizzate da vita asfittica venivano vivificate dall'invio di organizzatori che si erano già fatti le ossa e avevano dato buona prova di sé in altre situazioni». <255 Inizialmente i garibaldini occupano un territorio più esteso di quello di “Mauri” e degli autonomi, hanno più uomini e sono più organizzati. Inoltre la loro influenza si estende anche sui gruppi che operano nelle aree limitrofe a quelle della 16ª e della 48ª. Nella zona di Canelli, infatti, i comandi garibaldini avviano contatti con il gruppo di “Primo” Rocca, che nel corso della primavera entrerà a far parte della I divisione Garibaldi, costituendo la 78ª brigata. Nella valle del Belbo invece, il comando della 16ª stabilisce un rapporto di collaborazione con il gruppo di Piero Balbo, che però non entrerà mai formalmente nelle Garibaldi. Nella seconda metà di maggio, in seguito alla promozione dei distaccamenti in val Varaita e in val Maira e a quelli nelle Langhe in brigate, si costituisce la I divisione Garibaldi “Piemonte”, strutturata su tre brigate: la “vecchia” 4ª brigata “Cuneo” e la 15ª brigata “Saluzzo”, nel cuneese occidentale, e la 16ª brigata “Generale Perotti” nelle Langhe. Il comando di divisione è composto da “Barbato”, Gustavo Comollo “Pietro”, Enrico Berardinone “Francesco” e Giovanni Guaita “Mirko”.
La riorganizzazione di “Mauri” nelle Langhe è invece più lenta. Nel mese di maggio, come abbiamo visto, il maggiore ha a disposizione solo 150 uomini; inoltre, la sua organizzazione comprende sia le Langhe settentrionali, Albese e Braidese, sia le vallate alpine. Per circa tre mesi, da aprile a giugno, “Mauri” provvede a organizzare il proprio territorio e i distaccamenti secondo il modello a cui aveva pensato subito dopo l'esperienza della val Casotto. È proprio in questo periodo che si stabiliscono i primi contatti con le brigate Garibaldi langarole. Sebbene la questione dei rapporti tra garibaldini e autonomi nelle Langhe verrà trattata approfonditamente nel terzo capitolo di questo studio, è bene comunque fare subito una breve puntualizzazione rispetto alla natura di questi rapporti, per meglio comprendere la politica di espansione partigiana condotta da entrambe le formazioni. Dobbiamo partire in primo luogo dalla circostanza che ha condotto autonomi e garibaldini (e successivamente i GL) ad agire nella stessa area operativa. Entrambi i gruppi che conducono la guerra partigiana nelle Langhe hanno origine nel cuneese occidentale, dove a partire dall'autunno '43 operano in totale autonomia con gruppi politicamente e militarmente simili e nell'assenza o quasi di contatti con altre formazioni. Nelle valli alpine ad esempio, “Mauri” si era confrontato solo con gruppi di ex militari con i quali era riuscito a creare un'intesa dal punto di vista militare e, se vogliamo, politico, mentre nelle Langhe il maggiore si trova di fronte a gruppi radicalmente diversi, con un'idea di guerra partigiana per certi versi opposta alla sua. I gruppi originari di autonomi e garibaldini condividono però uno stesso progetto: l'espansione del movimento in un'area più idonea alla guerriglia contro i tedeschi. L'area che entrambi individuano sono le Langhe. Qui, autonomi e garibaldini reclutano uomini, occupano paesi e colline e conducono una guerra contro i nazifascisti, partendo però da presupposti politici inconciliabili. Infatti, mentre da una parte gli autonomi vedono nella guerra partigiana un mero strumento militare per la cacciata dei tedeschi e dei fascisti, che investe unicamente il campo bellico, dall'altra, per i gruppi politici quella stessa guerra partigiana deve avere una valenza politica; la Resistenza deve essere un movimento di popolo e per il popolo. Il coinvolgimento stesso dei civili nella gestione delle zone libere e successivamente nelle operazioni di sabotaggio, di piccola guerriglia e di “intelligence”, che non è visto di buon occhio dai partiti moderati del CLN e dai gruppi militari, è invece sostenuto e promosso dai gruppi politici. Questo concetto «estensivo» di guerra partigiana non può considerarsi unicamente come risultato di un'ideologia di partito, che vuole portare le masse sul palcoscenico della vita pubblica dopo vent'anni di fascismo. Esso è anche l'effetto di esperienze che molti partigiani hanno acquisito, direttamente o meno, nei teatri di guerra di guerriglia in mezza Europa, dalla guerra civile spagnola, alla guerra partigiana in Grecia, in Jugoslavia, in Russia. È Italo Nicoletto “Andreis” che ricorda come la guerra di Spagna lasciò ai volontari repubblicani due principali regole di una guerra condotta contro il nazifascismo e in alleanza con la democrazia borghese: che la guerra deve avere una caratterizzazione nazionale e non di classe <256 e che ciò che si deve raggiungere è la liberazione e l'indipendenza nazionale. <257
Per tutto il periodo estivo, e fino quasi alla fine della guerra, le diverse formazioni creano organismi militari sempre più grandi e complessi, in forte concorrenza con quelli limitrofi. Al termine del periodo di riorganizzazione delle forze, “Mauri” dà vita, all'inizio di luglio, al “Raggruppamento Langhe settentrionali”, <258 che comprende una vasta area della provincia di Cuneo. I distaccamenti che lo compongono sono quelli di Icilio Ronchi Della Rocca (distaccamento n. 10), posizionato a Bra e nel Braidese occidentale, del tenente Franco Canale (n. 11), a Canale e zone limitrofe, di “Marco” (n. 12), a Sommariva Perno e zone limitrofe e dei tenenti Renato e Carletto (n. 13), dislocati nella zona di Alba, dove si costituisce anche la 7ª banda GL. <259 Questi distaccamenti si aggiungono a quelli già creati da “Mauri” nelle valli occidentali, dove tra gli altri opera il capitano Piero Cosa. L'organizzazione degli autonomi nel cuneese, di cui “Mauri” - si può dire - è il “federatore”, va via via crescendo nel corso dell'estate, con l'arrivo di nuove reclute e in seguito alle frequenti diserzioni nelle file della RSI, coinvolgendo non solo gruppi apolitici o di ex militari, ma anche partigiani appartenenti ad altre formazioni. Il 9 luglio, il giorno seguente alla costituzione del raggruppamento delle Langhe, “Mauri” stipula con il professor Vipo, delegato socialista al comitato militare di Torino, un accordo per la costituzione di una divisione, che prende il nome di I Divisione “Camillo di Cavour-Piemonte”. Essa comprende una vasta area che va dalle valli Corsaglia, Casotto e Mongia, dove operano le Brigate Matteotti, alle Langhe settentrionali, passando per le valli Ellero, Pesio, Miroglio, Tanaro e Liguria occidentale, dove sono presenti le brigate autonome. <260 Con la creazione di questa divisione si avvia, nelle file maurine, una strategia militare che ha come scopo quello di unire formalmente tutto il movimento partigiano del Cuneese in un nuovo esercito, più volte indicato da “Mauri” con il nome di «Esercito Italiano di Liberazione Nazionale», creando di volta in volta organismi utili a tal fine. Se prendiamo in considerazione la successione degli organismi militari creati e gli accordi che li sottendono, potremo notare una certa progressione nelle scelte di “Mauri”. Infatti, da gruppi ristretti formati esclusivamente da ex militari, o comandati da ex ufficiali, si passa alla creazione di macro-organismi che uniscono formazioni diverse, accomunate dall'appartenenza a un medesimo territorio. Il momento più importante di questo processo è certamente l'accordo con i GL cuneesi. Firmato il 7 agosto a Certosa di Pesio dai maggiori comandanti partigiani della provincia, <261 l'accordo prevedeva un'unione formale tra le due formazioni, che non implicava l'adesione al partito d'azione, <262 ma che legava i diversi gruppi da un punto di vista militare. L'accordo tra GL e autonomi, oltre a quello precedente tra autonomi e socialisti, porta alla creazione di un organismo di notevoli dimensioni, in cui “Mauri” non esercita la parte di un vero e proprio comandante quanto piuttosto quella di coordinatore generale per le operazioni militari più importanti. La creazione di questo raggruppamento militare però non è vista di buon occhio dal Comitato politico di Torino, che scorge nel progetto di “Mauri” un tentativo di creare un organo sostitutivo del CLN e del CMRP. Un timore comprensibile, tanto più considerando i rapporti non sempre sereni tra il maggiore e i «politici» di Torino e le difficoltà per il CLNRP di gestire un'organizzazione militare sul territorio piemontese in rapida espansione. Forse anche in conseguenza di ciò, il CLNRP decide l'annullamento degli accordi tra autonomi e GL, tra l'altro già criticati all'interno delle formazioni che li avevano sottoscritti, <263 segnando la fine del progetto di “Mauri” di ricostituire un nuovo esercito coinvolgendo tutte le forze presenti in provincia di Cuneo; progetto da cui venivano escluse le brigate Garibaldi.
Nel corso dell'estate anche i garibaldini, sulla scia della spinta che sta ricevendo il movimento in termini politici e militari, tentano di aumentare le proprie forze e di estendere la propria area di influenza. Nell'agosto, il comando della I divisione, in accordo con il comando piemontese delle Brigate Garibaldi, decide la costituzione della VI divisione “Langhe”, che comprende la 16ª, la 48ª e la 78ª brigata. Questo raggruppamento, secondo le disposizioni del CBG, dovrebbe contare almeno mille effettivi; <264 una stima verosimile, se si considera che ad agosto la sola 48ª brigata ha a disposizione più di 500 uomini.
[NOTE]
246 “Mauri” - come abbiamo visto - decide di riorganizzare le proprie bande con nuclei iniziali di trenta uomini in grado di muoversi liberamente in un territorio adatto alla guerriglia quale sembrano essere le Langhe: si veda “Relazione sui fatti d'arme dal 13 al 17 marzo nelle valli Casotto, Mongia e Tanaro”, Langhe, 9.4.44 - I di Liberazione, “Mauri”, in G. Perona (a cura di), Formazioni autonome, cit., doc.2, p. 342; dello stesso avviso sembra essere il capitano Stefano De Marchi che, prendendo il comando del gruppo delle Langhe settentrionali di Ignazio Vian, che si era a sua volta spostato nelle Langhe, dove «rimise insieme una organizzazione militare non trascurabile» (“Relazione di Renato al Comitato di liberazione nazionale”, Cuneo, 16.6.44, in Ivi, p. 351, doc. 6), costituisce «nuclei mobili» composti da 15-20 uomini, in grado di muoversi rapidamente e ovunque, in “Relazione sull'attività dei patrioti nella zona Alba - Bra”, [Albese], 25 maggio 1944, I° di Liberazione, in Ivi, p. 345, doc. 4
247 Tra gli obiettivi primari della guerriglia, come si legge nei documenti raccolti in La guerriglia in Italia, cit., p. 63, vi è quello di «minare il morale delle forze regolari, arrecando ad esse continua molestia e infliggendo continui scacchi». Tra i partigiani che avevano combattuto in Croazia nelle file dell'esercito regio era infatti rimasto il ricordo della «psicosi [che la guerriglia aveva] creato nei reparti italiani ivi dislocati e quali conseguenze siano molte volte derivate dallo speciale stato d'animo determinatosi fra essi in seguito alle azioni dei partigiani», in Ibidem, p. 36
248 Il comando della 4ª brigata diventerà poi sede del comando della I divisione Garibaldi “Piemonte”
249 La 48ª opererà nelle zone della pianura albese, «tra Novello, Monforte, Barolo, Roddino, Serralunga, Roddi, Verduno», D. Masera, Langa partigiana, cit., p. 50
250 Si veda a pagina 17
251 Originario di Asti, membro del PCI, organizzatore degli scioperi del marzo alla Way-Assauto, in seguito ai quali viene arrestato. Liberato dal carcere dai partigiani, giunge nelle Langhe verso il 26/27 marzo, in D. Carminati Marengo, Il movimento di resistenza nelle Langhe, cit., p. 74. Nella stessa occasione viene liberato anche Angelo Prete, “Devic”, futuro comandante della 16ª brigata, in I. Nicoletto, Anni della mia vita 1909-1945, Fondazione Luigi Micheletti, Brescia, 1981, p. 374. Nel marzo del '44 si stabilisce nella zona di Barolo, inviato dal comando della 1° divisione garibaldina, Ettore Vercellone “Prut”, operaio torinese promotore degli scioperi del 10 marzo, in D. Carminati Marengo, Il movimento, cit., p. 73. Sull’invio di Latilla nelle Langhe nell'aprile '44 si veda M. Diena, Guerriglia e autogoverno, cit., p. 82
252 Comandante della 48ª brigata Garibaldi “Dante Di Nanni” dall'agosto 1944
253 Antifascista torinese, arrestato e condannato due volte nel corso del ventennio fascista, Capriolo entra nel CLNRP subito dopo l'8 settembre. Riottenuta la libertà dopo essere stato arrestato e torturato dalla Gestapo di Torino, entra nei garibaldini della val di Lanzo per poi essere trasferito dal PCI presso i gruppi costituitisi nelle Langhe. Morirà impiccato dai tedeschi il 3 agosto 1944, in M. Diena, Guerriglia e autogoverno, cit., p. 91
254 Ivi, cit., p. 91
255 S. Peli, “Vecchie bande e nuovo esercito: i contrasti tra partigiani” in «Protagonisti», n. 58, 1995, p.
21. Pratica che verrà adottata anche con l'invio di Italo Nicoletto “Andreis” in qualità di ispettore garibaldino.
256 Come riporta Italo Nicoletto nella sua autobiografia, Anni della mia vita, cit., p. 104 «Non todo es possible»
257 Ibidem, «Con toda claredad possible»
258 “Raggruppamento Langhe Settentrionali”, Comunicazione di “Mauri” ai vari distaccamenti, 8.7.44 in AISRP, B AUT/mb 4 c
259 «Il gruppo [...] accoglie nel giugno '44 il Cap. Giovanni Alessandria, ex allievo del Liceo Govone, reduce dalla Russia, il Stn. Mario Canino, il Stn. Libero Porcari», “Cronistoria della 7ª banda GL”, citato in D. Carminati Marengo, Il movimento di resistenza nelle Langhe, cit., p. 72. I GL avranno una presenza maggiore nelle Langhe a partire dall'inverno '44-'45, quando reparti della I e II divisione dislocate a ovest vennero inviate nelle Langhe, dove diedero vita alla III e X divisione.
260 “Costituzione I Divisione Camillo di Cavour-Piemonte”, in AISRP, B AUT/mb 1 g; anche in B AUT/mb 4 c
261 “Accordi con le formazioni autonome del Monregalese e delle Langhe”, 7.8.44 in G. De Luna et alii (a cura di), Le formazioni GL, cit., p. 126, doc. 41. L'accordo viene firmato da D. L. Bianco, D. Dalmastro, A. Felici, E. Rosa, Dino Giacosa, “Mauri”, L. Scamuzzi e P. Cosa
262 Anche se nei punti 7 e 8 dell'accordo sono presenti chiari riferimenti alle idee azioniste
263 In particolare, Piero Cosa leggerà in alcune azioni dei GL tentativi di inquadrare politicamente il suo gruppo, Lettera di Piero Cosa a “Mauri”, 18.8.44 in AISRP, B AUT/mb 4 d
264 3.12.44 Lettera di Cesare al Raggruppamento cuneese “Barbato”, in cui si parla dei quantitativi che devono possedere brigate e divisioni, in AISRP, B 28 fasc. c
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

