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| Borago officinalis L. Borragine comune. Foto: Claudio Severini. Fonte: Acta Plantarum |
A dare il nome al corposo raggruppamento è stata proprio quella pianta che costituisce una familiare presenza nei nostri orti ed è un saporoso ingrediente per molti piatti regionali.
Il riferimento va direttamente alla Borago officinalis, la maggiore delle due specie nascenti in Italia per questo Genere composto da sei unità in totale.
La sua terra d'origine è incerta, forse importata dall’Asia Minore in epoca remota, come nulla si sa a proposito della formazione del suo nome che appare per la prima volta nel capitolo di un’opera stampata a Basilea: un importante compendio di scritti redatti da naturalisti di tutte le epoche precedenti.
Nel testo si ricorda l’antico battesimo greco di "Lacones corrago", ipotizzando una corruzione dovuta all'intuibile scambio di iniziale. Entra in campo anche un termine della lingua Celtica "borrach" che significa coraggio perché i guerrieri usavano infonderla nel vino che bevevano prima di accingersi a combattere.
Ma non viene trascurata neppure la parola latina "borra" (stoffa ruvida e pelosa) che potrebbe essere responsabile della denominazione perché sottolinea l’aspetto ispido delle foglie.
Per Apuleio e gli erboristi medievali, invece, la spiegazione di tutto risiederebbe in una sua presunta azione cardiotonica, compendiata nella frase "cor ago" (conduco il cuore). Più probabilmente la controversa denominazione trae origine da una frase araba "abou rach" (padre del sudore) almeno per due motivi: il primo consiste nel corretto riferimento all’azione sudorifera riconosciuta alle foglie della Borragine; il secondo è provato dal fatto che furono proprio gli Arabi a coltivarla in Spagna lanciando il suo sfruttamento alimentare allargatosi successivamente a tutta l'Europa.
Fin dall'antichità classica è stata propagandata la sua capacità di ridestare lo spirito depresso, come sostiene Plinio affermando tassativamente: "Il decotto placa la tristezza e riporta la gioia di vivere".
Era l’offerta specifica praticata dai Celti a Medb, la divinità dell’ebbrezza, dell’eccitazione per acquistare coraggio, ispirazione ed intuito. Portarne il fiore fresco serviva ad irrobustire il temperamento; appuntarlo alla tunica accendeva una polizza di protezione per i viaggiatori; bere una tazza del suo infuso era il consiglio d’obbligo per risvegliare i poteri psichici sopiti. Nel Medio Evo, un periodo nel quale si manifestarono superstizioni, attribuzioni simboliche, fantastiche elucubrazioni che oggi possono apparire prive di senso, durante le libagioni si cantava in coro un emistichio come questo: “ego Borago, semper gaudia ago”. I versetti erano collegati all’uso, nato nell’antica Grecia ed a Roma, di mescolare al vino con la funzione di tranquillante molte Boraginacee affini chiamate "Eufrosine" che servivano inoltre per curare i mal di testa ai bevitori abituali.
John Parkinson, botanico inglese del XVI° secolo, inserì la Borragine in un gruppo di quattro fiori accreditati di poteri corroboranti, e scrisse: ”Le foglie, i fiori, i semi, tuttociò insieme e ciascuno di essi singolarmente, sono altamente cordiali e persino capaci di espellere le malinconie nate senza alcuna ragione”. Il liquore, giudicato eccellente, si realizzava macerando gli steli nel vino, per usarlo contro le crisi di melanconia.
Tutta la pianta è pregna di principi attivi, mentre nei fiori è contenuta solamente mucillagine; nelle parti verdi abbonda soprattutto il nitrato di potassio in compagnia di magnesio, tannino ed acido fosforico. In campo farmaceutico, la Borago officinalis è sotto osservazione per due motivi antitetici: le sue foglie, e quelle del Symphytum officinale erano fraudolentemente mescolate alla polvere di Digitale per ottenere un illecito guadagno; in secondo luogo, le sue parti aeree sono un potente diuretico a causa della gran quantità di sali di potassio, notoriamente pericolosi per il cuore in dosi elevate.
Alla Borragine anche i manuali moderni di erboristeria confermano le proprietà diuretiche, rinfrescanti, emollienti, depurative e sudorifere con azione specifica di stimolo per le funzioni dei bronchi, della pelle ed in grado di decongestionare fegato, milza e reni.
Affermano che con 15 grammi di fiori, infusi per mezz’ora in una tazzina d’acqua bollente si ottiene l’infuso diuretico e depurativo; con 50 grammi di fusti e foglie bolliti dolcemente in un litro d’acqua, accuratamente filtrati per eliminare la peluria, mescolati a zucchero e miele si prepara il decotto contro tosse e reumatismi. Cotta in un litro d’acqua, assieme a 25 lumache, serve per il "Brodo di Santa Maria", considerato un vero toccasana per leggere affezioni bronchiali. Spremendo l'intera pianta si ottiene un succo da mescolare a vino o sidro, una parte d'acqua, limone e zucchero, si ottiene una gradevole bevanda rinfrescante.
A turbare queste certezze è recentemente arrivato un alt da parte dei medici per sconsigliare caldamente l'uso terapeutico di petali e foglie nei quali sono stati rilevati alcaloidi pirrolizidinici sospettati di causare avvelenamenti al fegato e di favorire forme cancerogene. Per la stessa ragione deve essere limitato l'uso alimentare della Borragine, mentre nessun problema è all'orizzonte a riguardo dei semi dai quali è possibile estrarre un olio ad alto contenuto di acido linolenico, soprattutto quando viene spremuto a freddo.
Utile per le sue proprietà antiinfiammatorie si impiega per il trattamento di eczemi ed altre irritazioni cutanee, per ridare elasticità ai tessuti e prevenire le rughe, alleviare ustioni, punture di insetti o contatti con sostanze urticanti.
Nel giardino italiano le Borragini non sono oggetto della stessa considerazione goduta in altre nazioni europee dove sono trattate come le altre specie ornamentali con riguardo ed attenzione; anche per la loro funzione di specie mellifera in grado di rifornire gli sciami per molti mesi.
E’ anche coltivata industrialmente in molti paesi del mondo perché l’alto contenuto di potassio e di calcio presenti nella pianta, sono un preziosissimo elemento nutritivo per terreni magri o troppo sfruttati; le sue ceneri sono da considerarsi un concime economico ed ecologicamente sano. Nella cucina ligure è sempre stata l’ingrediente principale dei minestroni di verdura, delle torte ripiene e, assieme a ricotta e parmigiano, dei prelibati ravioli verdi. Le sue foglie più tenere, dal sapore di cetriolo, marinate in aceto e tagliate a strisce, costituiscono un appetitoso aperitivo; foglie e fiori passati in pastella e fritti in olio sono un contorno di grande qualità; i petali decorano con eleganza le insalate crude. I fiori si possono anche candire per ottenere una decorazione di grande effetto per i dessert. Serve, infine per la preparazione di un colorante verde utile per tutti gli usi, compresi quelli alimentari.
L’emblematica floreale ha assegnato alla Borragine il compito di rappresentare impetuosità e carattere burbero motivandolo col il contrasto fra i fiori delicati e la pelosità ispida e pungente delle foglie. Quanto alle radici, ricordiamo la sua affinità con l'Alkanna tinctoria, sono state sfruttate in molte parti del mondo per le loro proprietà cosmetiche.
La Borago officinalis è indubbiamente una pianta molto attraente, nonostante il suo abito irsuto riscattato dai grandi fiori stellati blu, tutti inclinati in avanti.
E' curioso osservare come le sue cinque lunghe antere riunite l'una all'altra, fuoriescano a formare una specie di becco incoronato dalle bianche squame corolline, dando al fiore l’apparenza di una Solanacea. Per fugare immediatamente il dubbio, è sufficiente sezionare un fiore ed osservare se contiene l’ovario diviso simmetricamente in quattro parti, per constatare la sua legittima cittadinanza fra le Boraginacee.
I suoi più assidui ed affezionati clienti sono api e calabroni, i quali aggrappandosi al fiore pendente riescono a raggiungere il nettare, solo dopo essersi insinuati fra le antere ed essersi cosparsi a dovere di polline.
Borago officinalis L. (IV-VIII, annuale, talvolta bienne, vive luoghi incolti, nei ruderi o negli orti sino ai 1500 m.). Ha aspetto irsuto con peli radi evidenti, fusto eretto ramoso in sommità, alto sino a 60 cm. Le foglie sono più o meno grinzose e rigide, ovali ed ellittiche, lungamente picciolate le inferiori, le superiori a lembo ristretto ed abbraccianti. I fiori sono di colore azzurro hanno 5 petali, il calice diviso in 5 lacinie acute, la corolla rotata subeguale al calice; gli stami dalle antere nerastre fuoriescono a cono, incoronato alla base da squame bianche celanti il nettare. I fiori sono peduncolati e portati in infiorescenze cimose lasse e pendule.
Come raccoglierle e coltivarle.
Non solo per mangiarle, ma anche per godere delle singolari fioriture che nelle zone più calde durano ininterrottamente se piantate a più riprese. In libertà si trovano in tutti gli orti o nei terreni abbandonati dove si possono individuare le piantine appena nate dalle foglie setolosi accanto ad esemplari che si avviano a terminare l’anno di vita.
Per le semine si può partire prima della fine dell’inverno, direttamente a dimora in zona soleggiata, su terreno di qualsiasi natura ben lavorato e soffice, lasciando spazio sufficiente per una pianta in grado di svilupparsi in due mesi per un’altezza di 60 cm.
Si possono continuare le semine sino a Settembre, ma queste daranno frutto la primavera seguente.
Alfredo Moreschi, La Borragine (Specie del genere Borago), Nuovo “Fiori di Liguria” (in ricordo del Professor Giacomo Nicolini), ed. in pr., 2020
Tra le pubblicazioni di Alfredo Moreschi: Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Tre fotografie, (a cura di Marco Innocenti), lepómene editore, Sanremo, aprile 2024; (a cura di Alfredo Moreschi), Marco Innocenti, Quaderno del circolo lepómene, Sanremo, 2021; Alfredo Moreschi, Parco Costiero della Riviera dei Fiori. Fiori e piante della pista ciclopedonale, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2019; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Manuale di depunteggiatura, editore lepómene, Sanremo, ottobre 2018; articoli in (a cura di) Letizia Lodi, Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento, Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Quattro progetti per la città di Sanremo, Casabianca editore, Sanremo, giugno 2014; (a cura di) Alfredo Moreschi e Claudio Porchia, Il mondo verde celtico, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2011; (a cura di) Alfredo Moreschi in collaborazione con Marco Innocenti e Loretta Marchi, Catalogo della mostra fotografica. 1905-2005: Centenario del Casinò Municipale di Sanremo. Una storia per immagini, De Ferrari, Genova, 2007; Giacomo Nicolini - Alfredo Moreschi, Fiori di Liguria, (a cura di) Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Edizione SIAG - Genova, 1982.
Adriano Maini

