Powered By Blogger

giovedì 7 maggio 2026

Concutelli tornò a Madrid con Delle Chiaie


Dello scompaginato ambiente ordinovista romano, come più volte accennato, è soprattutto Paolo Signorelli a tenere le fila fino alla metà del 1976, avvalendosi principalmente di un gruppetto di giovani militanti di Tivoli riunitisi attorno al circolo “Drieu La Rochelle”, aperto dallo stesso Signorelli in un periodo in cui insegnava nel comune tiburtino, tra i quali spiccò la figura di Sergio Calore, che diverrà il principale collaboratore di giustizia dell'ambito neofascista e, in particolare, ordinovista della capitale. Al gruppo si appoggiò Pierluigi Concutelli, protagonista, o meglio artefice, del tentativo di organizzazione armata neofascista più somigliante a quelle dell'estrema sinistra, in particolare alle Brigate Rosse. "Arrivai a Roma, ebbi subito a che dire con i locali, e trovai una situazione strana. C'erano dei vecchi ordinovisti, vecchi diciamo come militanza, anche se giovani d'età […] più o meno derelitti, abbandonati a sé stessi, che professavano l'attività del mugugno, confusi. E poi c'erano dei giovani fiancheggiatori dei paesi o delle città viciniori tenuti in palma di mano da coloro che a quell'epoca dirigevano ancora i resti del movimento. […] tenuti in considerazione, per lo meno consultati, convocati, frequentati. […] E allora io avvicinai costoro, parlo dei miei commilitanti, e prospettai un tipo di iniziativa, che mi sembrava l'unica, l'unica possibile. In quel momento di possibile c'erano solo due cose: la resa […] oppure prospettiamoci, vediamo chi siamo, stabiliamo quale è la nostra identità e vediamo di agire in senso rivoluzionario […] perché la rivoluzione in Italia era possibile" <189. Nato a Roma il 3 giugno 1944, un giorno prima dell'ingresso delle truppe alleate nella Città aperta, Concutelli era stato uno dei tanti ragazzini giunti ad una politicizzazione nella Roma degli anni Cinquanta con le mobilitazioni anticomuniste del MSI. Trasferitosi a Palermo con la famiglia nel 1965 e deluso dal voltafaccia di Almirante al Congresso di Pescara, sul finire del decennio si avvicinò al Fronte Nazionale di Borghese. Nell'ottobre 1969 incappò nel suo primo arresto. Fu fermato mentre si dirigeva con tre camerati verso la discarica provinciale sulla collina di Bellolampo, alle spalle di Palermo, a bordo di un'auto piena di armi da fuoco, intenzionati ad andarle a provare per esercitarsi. Dopo due anni di detenzione, uscito dal carcere tornò a militare nelle organizzazioni giovanili missine, divenendo presidente provinciale del FUAN palermitano, per poi entrare nella direzione nazionale <190. Nel luglio del 1972 la polizia andò a sgomberare un campeggio di aderenti del Fronte della Gioventù da lui capeggiati a Porto Palo, in provincia di Agrigento, “al fine di impedire che i 23 giovani, tutti identificati, continuassero a camuffare con asserita attività ricreativa e sportiva la veritiera finalità di campo organizzato con criteri ed aspetti paramilitari” <191. Contestualmente alla militanza nel settore giovanile del MSI si avvicinò al Movimento Politico Ordine Nuovo, per il quale cominciò a sostenere, già prima dello scioglimento, l'esigenza di uno spostamento sul piano dell'illegalità: "quelli che vengono detti in senso spregiativo i giovani Turchi, tra cui era da annoverarsi il sottoscritto […]
avevano capito che l'esigenza, prima dello scioglimento, l'esigenza dell'illegalità si stava prospettando in maniera perentoria. Nel 1973 quest'esigenza non era più da riconoscere perché era un fatto, non era più un'esigenza, era un obbligo" <192.
Lo scompaginamento delle file ordinoviste, in realtà, non implicò una immediata discesa sul piano dell'illegalità, quanto piuttosto alla ricerca di condizioni di sopravvivenza politica interna che in qualche modo mantenesse il legame con i dirigenti datisi alla latitanza. "la base" - spiegò ancora in aula Concutelli - "premeva perché voleva che si facesse qualche cosa […] non si sapeva se darci alla clandestinità, e quindi trasformare quello che era un movimento d'opinione in un movimento trasgressivo o di contrasto, o limitarsi a fare della propaganda, della propaganda più o meno subdola, in quanto ufficialmente non clandestina ma contenente dei messaggi più o meno codificati in chiave
clandestina. […] Prevalse una forma di comportamento ibrido […] di placare la base, con discorsi più o meno barricadieri, e poi comportarsi con sonnolenza e con senso di salvaguardia del poco che era rimasto all'atto pratico" <193.
Oltre ai tentativi di sopravvivenza, preoccupazione diffusa nell'ambiente ordinovista fu anche quella di manifestare la persistenza della sigla del MPON, per distanziarla da quella di Ordine Nero con cui vennero rivendicati una decina di attentati tra il marzo ed il maggio del '74, sospettata di celare i responsabili della strage di piazza della Loggia a Brescia. La sera del 5 ottobre 1974 scoppiarono due ordigni, collocati rispettivamente in via Raffaele Rossetti, a ridosso di un muretto a due metri dal Palazzo di Giustizia, e in una cabina telefonica in via Beethoven, all'EUR, poco distante dalla sede della direzione nazionale della Democrazia Cristiana. Nei luoghi dei due attentati ed in una cabina telefonica in via Cola di Rienzo venne lasciata la rivendicazione su carta intestata del MPON <194. Nell'ottica della sopravvivenza politica e del contenimento degli ordinovisti, venne inoltre tentata, tra l'Italia e la Spagna, l'unificazione del MPON con Avanguardia Nazionale, che era sotto inchiesta ma ancora legittima. Nel settembre del 1975 si svolse una riunione in un rustico di Albano Laziale tra Delle Chiaie, arrivato apposta da Madrid, Signorelli, Concutelli ed altri, che si accordarono per l'unificazione decidendo di denominare il gruppo Avanguardia Nazionale per l'Ordine Nuovo. L'unificazione tuttavia fu sconfessata da Graziani. In una seconda riunione tenutasi tre mesi dopo a Nizza, il progetto fu dunque abortito <195. Concutelli, che sostenne, come gli altri, la fusione, successivamente la considerò un “colpo di coda dalla classe dirigente, chiamiamola, eravamo quattro gatti […] l'operazione più dissennata che si poteva fare nelle nostre condizioni: il tentativo di unificazione con un movimento analogo come composizione ma assolutamente diverso come intenti e anche come componenti umane” <196.
Dopo il fallimento del progetto unitario, Concutelli tornò a Madrid con Delle Chiaie, per poi raggiungere l'Angola dove andò a combattere, nell'ambito delle guerre civili seguite all'indipendenza dell'ex colonia portoghese, nelle file dell'UNITA, una delle formazioni guerrigliere coinvolte <197. Tornato in Spagna e perduta fiducia nei confronti di Delle Chiaie e dell'ambiente degli “esuli fascisti a Madrid”, decise di appropriarsi delle armi del gruppo e tornare in Italia, passando per la Corsica per chiarirsi con Graziani riguardo al tentativo di fusione e comunicargli le sue intenzioni di dare uno sbocco armato al MPON <198.
[NOTE]
189 Archivio Radio Radicale, Registrazione n. 29783, cit., 1:31:40-1:34:02.
190 Cfr. per queste informazioni biografiche P. Concutelli, Io l'uomo nero, cit., pp. 17-63.
191 ACS, MI, GAB (1971-1975), b. 59, fasc. “Partiti e movimenti politici. Addestramento ed esercitazioni paramilitari”, s.fasc. “Varie”, riservata della DGPS, Servizio informazioni generali e sicurezza interna (SIGSI) n. 224/23039, Campeggio del Fronte Giovanile del MSI in località Gurra di Mare nei pressi di Menfi, 31/8/1972. Il SIGSI era il nome assunto dalla Divisione affari riservati nel novembre 1970.
192 Archivio Radio Radicale, Registrazione n. 29783, cit., 1:17:21-1:17:53.
193 Ivi, 1:14:54-1:17:20.
194 Cfr. ACS, MI, GAB (1971-1975), b. 53, fasc. “O.S.P. Incidenti - manifestazioni politiche (2° fascicolo)”, rapporto della DGPS, div. OP n. 444/3, Relazione sugli incidenti riguardanti l'O.P. verificatisi nel mese di ottobre 1974,
11/11/1974, p. 55. Cfr. anche N. Rao, Il piombo e la celtica, cit., pp. 70-71.
195 Cfr. tra gli altri S. Delle Chiaie, M. Griner, U. Berlenghini, L'aquila e il condor, cit., pp. 270-274; N. Rao, Il piombo e la celtica, cit., pp. 72-77.
196 Archivio Radio Radicale, Registrazione n. 29783, cit., 1:29:27-1:29:56. Nel libro intervista, lo stesso Concutelli definì il tentativo di fusione come un'operazione egemonica di Delle Chiaie, nonché un errore umano, “una cosa
ingiusta […] nei confronti di Lello [Graziani] e del Movimento Politico Ordine Nuovo”. P. Concutelli, Io, l'uomo nero, cit., p. 91.
197 L'Angola ottenne l'indipendenza nel novembre 1975, dopo la caduta del regime salazariano in Portogallo. Al Movimento Popolare per la Liberazione dell'Angola (MPLA) del nuovo primo ministro Agostinho Neto, di ispirazione marxista e sostenuta dall'URSS e da Cuba, che inviò dei consulenti militari, si contrapposero il Fronte di Liberazione Nazionale Angolano (FLNA), sostenuta dagli Stati Uniti, dal Sudafrica e dallo Zaire di Mobutu, e appunto l'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola (UNITA), sorta come frazione d'ispirazione maoista del FLNA ma passata poi su posizioni filoamericane.
198 Cfr. P. Concutelli, Io, l'uomo nero, cit., pp. 92-95.
Carlo Costa, "Credere, disobbedire, combattere". Il Neofascismo a Roma dai FAR ai NAR (1944-1982), Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia - Viterbo, 2014