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domenica 24 luglio 2022

Circa il contributo di alcuni emigrati antifascisti italiani alla Resistenza in Francia


Questa mia ricerca vuole essere un tentativo di ricostruire il contributo di alcuni emigrati antifascisti italiani che, partiti all'indomani del biennio rosso e dell'avvento del fascismo, o in seguito, all'inizio degli anni trenta, si diressero in Francia, a Parigi, e al momento della seconda guerra mondiale presero parte attiva alla Resistenza nella capitale francese. Lo fecero nelle formazioni dei Francs Tireurs et Partisans della Main d'Oeuvre immigrée, denominati FTP-MOI e nelle Milices patriotiques, legate al Front National e inquadrate nelle FFI, entrambe emanazione del partito comunista francese.
Lo studio di questi emigrati trae origine da un elenco di italiani resistenti a Parigi nelle formazioni garibaldine inquadrate nelle FFI, circa 70 persone, che ho trovato in un Archivio privato denominato Fonds Darno Maffini e depositato presso la Bibliothèque de documentation internationale contemporaine di Nanterre, Université Paris-Ouest.
Darno Maffini, è stato un militante antifascista, partito giovanissimo, nel 1922 da Verona e che ha risieduto a Parigi fino al 2002. Oltre ad essere stato attivo nelle fila del sindacato della CGTU negli anni 30, ha partecipato agli scioperi e alle lotte dei lavoratori francesi negli anni del Fronte Popolare e ha organizzato aiuti per i volontari nella guerra di Spagna. Negli anni dell'occupazione tedesca di Parigi, fu resistente fin dal 1942, poi venne spedito in Italia, tramite un quadro del partito comunista italiano, Bruno Tosin, per fare propaganda antifascista e organizzare, dopo l'8 settembre, i primi Gruppi di Azione Patriottica nella zona di Verona. Nel 1944, quando tornò a Parigi, insieme ad altri italiani prese parte, nelle formazioni garibaldine dell'XI e XII arr., inquadrate nel Front National, alla lotta di liberazione della capitale. All'indomani della guerra rivestì un ruolo importante nell'associazionismo francese: fu per moltissimi anni il presidente dell'associazione "Les Garibaldiens".
Nel Fonds Maffini, conservato presso la BDIC, si trovano documenti inerenti l'attività dell'associazione che da una parte si è occupata di organizzare diverse commemorazioni in memoria della liberazione della Francia e dei martiri antifascisti italiani caduti per essa, e dall'altra ha rilasciato attestati di partecipazione alla Resistenza agli italiani che avevano preso parte alla lotta contro i tedeschi a Parigi.
Attraverso la lettura di queste attestazioni e di alcune liste di italiani inquadrati nelle 'Formazioni Garibaldine' già attive dal 1942, mi è stato possibile rintracciare alcune di queste persone e tracciarne dei profili biografici.
Sul contributo degli italiani nella capitale francese esistono a tutt'oggi tre pubblicazioni <1 che riguardano alcuni degli italiani del III gruppo armato FTP-MOI o in quello dell'Équipe spéciale (FTP-MOI), e un contributo più recente di Antonio Bechelloni <2, che tratta oltre che di queste persone anche di alcuni italiani che parteciparono alla lotta armata nelle formazioni dell'Organisation sècrete, OS, che è esistita prima della nascita dei Francs tireurs et partisans. Sia i gruppi dell'OS che i FTP furono un'iniziativa del partito comunista francese.
Le carte del Fonds Maffini rivelano che la partecipazione degli italiani alla lotta contro l'occupante tedesco, sia nei gruppi armati che in azioni di supporto alla Resistenza, coinvolse numerose persone. La consultazione di queste carte ha permesso di rispondere a tutta una serie di domande: Chi erano questi emigrati italiani? Cosa avevano fatto a Parigi prima della guerra? Che estrazione sociale avevano? Dove vivevano a Parigi? Come vivevano nella società francese degli anni '30? Da quali ideali erano animati? Gli italiani che parteciparono in massa alla Liberazione di Parigi cosa avevano fatto prima dell'agosto del 1944, nei quattro lunghi anni di occupazione?
Nel I capitolo della ricerca ho descritto gli anni precedenti alla seconda guerra mondiale e il milieu di appartenenza di questi emigrati e resistenti, per la maggior parte operai, artigiani, lavoratori dell'edilizia, vissuti nei quartieri operai francesi, nella Parigi est e nei comuni limitrofi della banlieue rouge, dove convivevano anche emigrati di altre nazionalità. Inoltre ho parlato dell'integrazione degli emigrati italiani alla società francese, avvenuta attraverso la partecipazione alle lotte sindacali, alle battaglie degli operai francesi negli anni del Fronte popolare, e all'associazionismo delle organizzazioni antifasciste come ad esempio l'Unione popolare italiana, i comitati pro-Spagna, le Fratellanze. Per questa parte si sono rivelate utili, come fonti, le lettere degli antifascisti contenute nei fascicoli del Casellario Politico Centrale scritte soprattutto negli anni trenta, dove gli emigrati mettono in risalto le loro esperienze, la loro partecipazione alle lotte dei francesi, i loro ideali, il loro coinvolgimento nella guerra di Spagna e contro l'Etiopia e la distanza che li separa dai loro cari rimasti a vivere sotto un regime autoritario. Oltre alle lettere ho letto varie testimonianze e memorie redatte da questi emigrati molti anni dopo la seconda guerra mondiale.
Non stupisce quindi vedere come questi stranieri in fuga da un regime, mobilitati dal potere politico francese negli anni del Fronte popolare quali testimoni contro il fascismo, in una Francia ormai accerchiata da regimi autoritari, siano stati tra i primi a prendere le armi contro l'occupante e lo fecero nelle formazioni comuniste che riunivano la mano d'opera straniera (MOI).
Il II capitolo della mia ricerca tratta di alcuni emigrati italiani, alcuni dei quali già noti, che presero parte alla lotta contro l'occupante a Parigi già dal 1941. Questi resistenti combatterono nelle fila dei partigiani della MOI, in gruppi dell'OS-MOI e poi dei FTP-MOI. Le loro motivazioni sono diverse, alcuni, molto giovani, erano persone già profondamente radicate nella società francese, come gli emigrati di seconda generazione, quali Spartaco Fontanot e Rino Della Negra, altri iniziarono ad organizzare dei sabotaggi all'occupante fin dal 1940/41 perché militanti del partito comunista o sindacalisti già quindi molto motivati ideologicamente, altri ancora, già combattenti nella guerra di
Spagna, lo fecero per continuare in questo modo la loro lotta contro l'occupante nazista.
Il III capitolo tratta degli italiani che presero parte alla Liberazione di Parigi nei quartieri popolari dell'XI e XII arr. Ho ricostruito alcune biografie di uomini e donne. Si tratta spesso non di 'militanti di professione' ma potremmo definirli genericamente 'antifascisti', usando la definizione che il Casellario politico centrale attribuiva loro, che si erano politicizzati negli anni del Fronte popolare.
Le forme di partecipazione alla lotta contro l'occupante di questi italiani descritti nel II e III capitolo sono molteplici: per alcuni organizzazione e realizzazione di sabotaggi e di attentati contro ufficiali e soldati nazisti, contro edifici tedeschi o linee ferroviarie; trasporto di stampa clandestina e armi, da parte di agenti di contatto o staffette, ruolo spesso rivestito da donne; realizzazione e stampa di giornali e volantini antitedeschi; ospitare partigiani che dovevano compiere azioni di sabotaggio, salvare ebrei dalla deportazione o aiutare soldati italiani della IV armata, sbandati dopo l’8 settembre 1943.
Per ricostruire queste biografie, descritte nel II e III capitolo, ho utilizzato oltre alle carte del Fonds Maffini, i fascicoli personali del Casellario Politico Centrale conservati presso l'Archivio centrale di Roma e altri fondi dell'Archivio. Tuttavia queste carte sono state utili soprattutto per parlare degli anni precedenti la seconda guerra mondiale, mentre per il periodo bellico forniscono scarsissime informazioni. Ho consultato presso l'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, il Fondo AICVAS sulle Brigate Internazionali che contiene notizie sui singoli brigatisti nella lotta in Spagna e anche brevi indicazioni sul loro successivo impegno nella Resistenza sia in Italia che in Francia.
Per fare luce sugli anni della guerra si sono rivelate utili le carte dei fascicoli personali redatte dalla polizia francese e che ho consultato presso l'Archivio della Prefettura di Parigi: purtroppo però la maggior parte delle persone da me considerate, che hanno un fascicolo al CPC di Roma, non hanno un fascicolo all'Archive de la Préfecture de Police di Parigi. Per questo capitolo si sarebbero rivelati utili anche altri Fondi dell'APP, quali le carte del Fonds Affaire des Italiens de la MOI e altri fondi sul periodo della II guerra mondiale: tuttavia non ho potuto accedere a questa documentazione perché tutti questi fondi sono in via di ricatalogazione. Ho avuto solo modo di consultare le carte del processo a Della Negra e a Fontanot, carte che fanno parte del Fonds Affaire des Italiens de la MOI per gentile concessione di Antonio Bechelloni.
Il III capitolo tratta in breve del Comitato italiano di Liberazione nazionale, CILN, creato inizialmente dal movimento Giustizia e Libertà, dal PCI e dal PSI, formato a partire dalla fine del 1941 e con una propria sede clandestina a Parigi dal 1943. Il CILN fu attivo nel sollecitare l'intervento degli emigrati italiani alla lotta di liberazione francese e anche nel dare sostegno materiale agli emigrati. Per approfondire questo aspetto ho consultato le carte dell'Archivio del Ministero degli Esteri, riguardo ai Comitati Italiani di Liberazione Nazionale in Francia: tuttavia questa documentazione è abbastanza scarsa e frammentaria.
Infine il IV capitolo della mia ricerca riguarda la memoria della Resistenza elaborata dall'Associazione dei garibaldini attraverso alcune commemorazioni quali: quella dedicata ai Fratelli Rosselli, quella dedicata ai fucilati del gruppo dell'Affiche Rouge, cerimonia realizzata insieme a tante altre associazioni di ex partigiani stranieri in Francia, e le commemorazioni per ricordare il contributo degli italiani alla liberazione dell'Italia (25 aprile) e della Francia (8 maggio/11novembre). Per fare quest'analisi mi sono avvalsa dei numerosi discorsi pronunciati da Maffini durante le commemorazioni e conservati nel Fonds Maffini, nonchè della corrispondenza tra il presidente Maffini e alcuni ex partigiani italiani in Francia, quali Gisella Fontanot. Oltre al punto di vista particolare di questa associazione ho trattato brevemente l'elaborazione ufficiale della memoria degli anni ’40-’44 nella Francia della IV e V Repubblica fino ad arrivare al riconoscimento di una giornata commemorativa della Resistenza nel 2013 da parte del Presidente della Repubblica francese, Hollande.
[NOTE]
1 P. Carena Leonetti, Gli italiani del maquis, Cino Del Duca Editore, Milano, 1966; G. Laroche, On les nommait des étrangeres : les immigrés dans la Résistance, Paris, Éditeurs Français réunis, 1965; B. Holban, Testament: Après Quarante-Cinq ans de silence, Le Chef Militaire des FTP-MOI de Paris parle. Editore Calmann-Lévy, 1989.
2 A. Bechelloni, Les italiens dans la Résistance, in Resistance dans l'Ile de France, DVD, Association pour des Études sur la Résistance Intérieure, AEREI, 2004.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013

Nell’estate del 1940, il responsabile della Moi <54 per il gruppo italiano, il polacco Louis “Bruno” Gronowski, incontra Giorgio Amendola <55, che gli conferma che i comunisti italiani si stanno riorganizzando: «I primi nuclei di lotta all’invasore nazista furono creati dal Pcf organizzando i nuclei dell’organizzazione segreta, le Os, molto simili ai Gap della Resistenza italiana. I compiti iniziali assunti dalle Os furono di recuperare le armi abbandonate dall’esercito francese in rotta e organizzare sabotaggi. Dalla formazione delle Os il Pcf costituì una nuova organizzazione unitaria, i Franchi Tiratori Partigiani Francesi. Il termine tiratore fu assunto dal nome dei combattenti irregolari del 1870 che si erano opposti all’invasione tedesca e dai giovani rivoluzionari bolscevichi. La struttura del Ftpf era costituita da una maglia di cellule composte da tre partigiani, in modo che il membro della cellula conoscesse soltanto i due compagni a cui era direttamente collegato. I partigiani italiani assieme agli altri emigrati erano inseriti nei Ftpf con la sigla MOI, Mano d’Opera Immigrata» <56.
Giorgio Amendola, ricordando quegli anni, conferma che «i comunisti italiani partecipavano, con gruppi autonomi, alla lotta di resistenza dei comunisti francesi» <57. Dall’ottobre 1940 al giugno 1941, infatti, il gruppo di Rohregger, oltre a costruire bombe, compie azioni autonome contro gli occupanti e i collaborazionisti senza uno stretto coordinamento con i francesi: «Collegato con Richard in quel periodo vi fu pure un gruppo di “gappisti” italiani, uno dei tanti che operarono con azioni particolarmente nella Regione Parigina e al quale appartenne - in qualità di comandante - anche il leggendario Piero Pajetta (Nedo), caduto [...] nel febbraio del 1944. Del gruppo facevano parte i comunisti Ernesto Ferrari di Treviglio, ex garibaldino di Spagna con il grado di tenente di artiglieria; Barzari Vittorio “Charpier” di Bergamo; Martino Martini di Genova, che [...] gestiva una pasticceria al n. 11 della rue Laferrière, nel 9o Arrondissement [...]. Saltuariamente fecero parte dello stesso gruppo anche Ardito Pellizzari, friulano, che diventerà poi comandante della “Milizia Patriottica” (equivalente delle S.A.P. in Italia) ed il compagno Bruno Tosin di Vicenza [...]. Una delle “basi” del gruppo stesso era la pasticceria di Martino Martini e una seconda, solidissima, era l’abitazione della nota famiglia di militanti Diodati della Spezia, al n. 7 Passage du Génie, nel 12o Arrondissement. Il Ferrari lavorò specialmente assieme a Richard, prima dell’arresto di quest’ultimo, alla fabbricazione di esplosivi. Cadde poi anche lui nelle mani del nemico, venne torturato selvaggiamente al Forte di Romainville e internato in seguito nel campo di concentramento di Compiègne, da dove evaderà. Lo ritroveremo armato di mitra a Parigi nei giorni dell’insurrezione: agosto del 1944. Il resto del gruppo pur partecipando ad azioni “gappiste”, assicurò per un lungo periodo, particolarmente tramite la brava compagna Louise, il collegamento con una tipografia clandestina sita al n. 4 della rue du Midi - a Vincennes - presso la quale furono stampati migliaia di manifestini, opuscoli, giornaletti ecc. in lingua italiana, francese e tedesca. All’inizio del 1941, a causa di un banale incidente, il Martini e la sua compagna, Tosin e lo stesso “Nedo”, furono arrestati, ma rilasciati alcuni mesi dopo perché la polizia di Hitler non seppe mai con chi “aveva a che fare”.
[NOTE]
54 Mano d’opera immigrata.
55 STÉPHANE COURTOIS - DENIS PESCHANSKI - ADAM RAYSKI, Le sang de l’étranger. Les immigres de la MOI dans la Résistance, Paris, Fayard, 1989, p. 100.
56 A. TONUSSI, op. cit., p. 119.
57 G. AMENDOLA, Storia del Partito comunista italiano, 1921-1943, Roma, Editori Riuniti, 1978, p. 481.
Davide Spagnoli, Appunti sul ruolo degli emigrati italiani comunisti nella Resistenza francese, in "l’impegno", a. XXXII, n. 1, giugno 2012, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia 

Martino Martini al campo di Bonneuil in gita nel 1938, con Bianca Diodati e altri amici. Fonte: Emanuela Miniati, Op. cit. infra

Nell’autunno ’39, come accennato precedentemente <4, il Ministero dell’Interno del governo Daladier dichiarava illegale il partito comunista e tutte le organizzazioni ad esso afferenti, procedendo all’arresto dei deputati del Pcf. Il gruppo comunista di Martini, Pajetta e dei Diodati fu dichiarato illegale e disciolto dalle autorità francesi. La pasticceria di Martini divenne il punto di riferimento per il lavoro clandestino, luogo di incontro e riunioni segrete ove si stampava e organizzava la distribuzione della Voce degli italiani. Martini vi lavorava accanto alla compagna di vita e di lotta Louise Grandjean che assieme al marito, a Pietro Pajetta e Bruno Tosin costituì negli anni di guerra il settore militare del partito comunista: la pasticceria di Pigalle e l’appartamento dei Diodati nel XII arrondissement erano i centri operativi del gruppo. Parallelamente in Italia Francesco Martini, padre di Martino, assicurava rifugio nella sua casa di Genova ai “legali”, tra cui figurava la stessa madre dei Diodati, Livia, e i coniugi Pajetta che andavano a fare visita al figlio Giancarlo, fratello di Giuliano e cugino di Pietro, detenuto nelle carceri fasciste. Nel febbraio del ‘41 la polizia arrestò il gruppo della pasticceria ma non comprese il ruolo cardinale di questi elementi e li rilasciò dopo solo qualche mese di detenzione; da allora e fino alla liberazione di Parigi, il 25 agosto 1944, Martini e i suoi avrebbero militato nell’assoluta clandestinità al fianco dei Francs-tireurs, i partigiani francesi, nella Moi parigina in cui combatté l’eroe italiano della Resistenza francese Spartaco Fontanot, del quale ha ricostruito le vicende Antonio Bechelloni <5.
[NOTE]
4. Cfr. ultimo paragrafo del IV Capitolo.
5. Martini, Il sindaco cit.; Cpc: b. 3104, f. Martino Martini; intervista a Bianca Diodati cit.; interviste a Martine Martini e ad Anna Michelangeli cit. Bechelloni, I tre Fontanot cit.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista dalla Liguria alla Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, anno accademico 2014-2015
 
Riccardo Rohregger verrà dunque fucilato al Mont-Valérien (Suresnes attualmente nel dipartimento degli Hauts de Seine, dipartimento della Seine all’epoca) con Mario Buzzi il 17 aprile 1942.
Rino Della Negra e Spartaco Fontanot
Poco meno di due anni dopo, a questo stesso Mont-Valérien, verranno fucilati il 21 febbraio Rino Della Negra e Spartaco Fontanot, due dei cinque italiani del c.d. Gruppo Manouchian, dal nome del capo del gruppo, il poeta armeno Missak Manouchian. Con il racconto della loro singolare ma pur emblematica vicenda metterò la parola fine al mio articolo. La storia del Gruppo Manouchian è indissolubilmente legata a quella della c.d. "Affiche rouge" e si tratta dell’episodio forse più noto e più celebrato della partecipazione degli stranieri alla Resistenza francese. In ogni caso dell’episodio che, in forza della denigrazione spettacolare che la propaganda tedesca ha cercato di imporre all’opinione pubblica; alla celebrazione, dieci anni dopo, da parte del più grande poeta comunista francese, Louis Aragon, e venti anni dopo da parte di uno dei cantanti più popolari degli anni Sessanta e Settanta, Léo Ferré (canzone dall’omonimo titolo. Versi di L. Aragon, musica di L. Ferré); della polemica, infine, scoppiata intorno a un telefilm, ad alcuni film di successo, e a svariati libri, può essere considerato come l’episodio emblematico per eccellenza della partecipazione straniera alla Resistenza francese. Di questi due friulani solo la foto di Spartaco Fontanot, indicato come «comunista italiano», figura su quell’Affiche rouge con il quale i tedeschi avevano tappezzato i muri di Parigi, e segnatamente le pareti della metropolitana, nell’intento di suggerire ai parigini che la Resistenza non era altro che un’impresa di distruzione e sovversione condotta da volgari assassini stranieri e, come se non bastasse, agli ordini di ebrei.
Antonio Bechelloni, Friulani e giuliani attivi nella Resistenza francese (1940-1944). Dal socialismo all’antifascismo, dall’antifascismo alla Resistenza: la coerenza di un percorso collettivo, in «Qualestoria» n. 2, dicembre 2015, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia