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mercoledì 18 marzo 2026

Al nord tra i partigiani era arrivato il generale Cadorna


Nel frattempo, sul fronte militare del Settentrione l'affiatamento all'interno del Comitato, l'impegno unitario e un lavoro sempre più efficace e coordinato rimanevano necessità da risolvere con urgenza, soprattutto sotto la pressione dei continui arresti. "Abbiamo raggiunto un faticoso e faticato modus vivendi coi comunisti nel Comando militare" <708, scriveva nel giugno [1944] Parri ad Alberto Damiani in Svizzera, "con che si apre un altro periodo ed esperimento di convivenza delicato e probabilmente fastidioso" <709. A tale problema furono destinate varie sedute da parte del Clnai, sempre foriere di animate discussioni. L'organismo, tuttavia, andava sperimentando, con il nativo Corpo dei volontari della libertà, nato dalle ceneri del vecchio "Comando militare", una nuova formula, che prevedeva l'istituzione di un capo, un "ufficiale superiore effettivo", di comprovata fede e di sicura competenza, alla cui nomina avevano contribuito non poco le proposte presentate dal partito liberale alla riunione del 4 giugno. In tale occasione la delegazione del Pli aveva chiesto al Comitato militare di avvalersi dell'opera di elementi tecnici di provata capacità, quali ufficiali e militari di indiscussa fede politica antifascista e di nota perizia tecnica, perché essi fossero accolti all'interno dell'organizzazione in sostituzione dei rappresentanti dei partiti. Il Pli auspicava, altresì, che si addivenisse alla costituzione di un Comando militare unico, con il compito di dirigere l'azione delle unità operanti in Alta Italia.
Il 19 giugno il Comitato di liberazione Alta Italia approvava così, con testo definitivo, l'aggregazione al Cmai di un elemento tecnico, con le funzioni di consigliere militare. Per l'iniziale "riluttanza dei partiti, specie quello comunista e d'azione a essere subordinati a una superiore autorità e per la mancanza, allora, a Milano, di un uomo sulla cui idoneità si fosse tutti d'accordo" <710, si ricorse provvisoriamente al generale Giuseppe Bellocchio, uomo dal carattere mite, comandante clandestino della piazza militare della città in sostituzione del generale Dino Bortolo Zambon <711, arrestato nel maggio 1944, insieme al generale Giuseppe Robolotti e al colonnello Gino Marini, con l'imputazione di "spionaggio e costituzione di banda armata" <712. Bellocchio era stato preferito al generale Luigi Masini, il famoso comandante delle Fiamme Verdi, uomo dal "carattere forte e duro da smuovere quando deciso a seguire una certa linea di condotta" <713. Bellocchio, più "arrendevole" <714 di Masini, avrebbe guidato il Cvl solo in attesa dell'arrivo al Nord del generale Raffaele Cadorna, benvoluto un po' da tutti, in quanto consigliere tecnico-militare del partigianato per conto del governo Bonomi e degli Alleati. Quest'ultimo, salito l'11 agosto su di un quadrimotore Halifax, sarebbe stato paracadutato dagli inglesi della Raf - insieme al capitano Churchill, veterano della Special Forces, non imparentato con il grande statista -, in Val Cavallina, nella bergamasca, per prendere il comando del neonato Cvl. Una formazione partigiana avrebbe inviato via radio il segnale concordato e acceso in loco i fuochi per riceverli. Il maggiore inglese De Hahn, impiegato negli uffici centrali della Soe a Monopoli, ottimo conoscitore della lingua italiana perché ex prigioniero di guerra, gli aveva consegnato un foglio con le direttive generali: egli si sarebbe stabilito in val Camonica, zona occupata dalle formazioni Fiamme Verdi, e da lì avrebbe preso contatti con il Clnai. In una lettera, arrivata il 16 agosto alla Segreteria del Comitato, Mc Caffery rassicurava così Pizzoni circa la questione militare: "Per quanto riguarda il lato militare credo che prima di ricevere questa mia comunicazione tutti i problemi ivi connessi saranno in gran parte risolti perché a) sarà arrivato quel generale che Voi avete chiesto come consulente. Egli arriverà fresco fresco con idee precise e chiare di ciò che hanno in mente i comandi supremi. B) sarà accompagnato da un ufficiale alleato di collegamento c) avrete contatti radiotelefonici soddisfacenti col sud" <715.
Non è un caso se Cadorna, appena giunto, avrebbe incontrato a Darfo, nel bresciano, alla vigilia di ferragosto, il generale Masini: "Incontrai alcuni capi delle "Fiamme Verdi", anzitutto il generale Masini, ufficiale di bella fama alpina, che ne era stato il fondatore. Aveva sede normalmente a Milano, ma esercitava autorità sulle formazioni della val Camonica e delle valli bresciane. Di carattere vivace, si era urtato coi vari CLN locali e aveva assunto un atteggiamento indipendente che mantenne anche in seguito. […] Le "Fiamme Verdi" si qualificavano autonome, cioè non dipendenti da partiti politici; nella zona da esse occupata era preponderante l'influenza dei democristiani. Tentativi fatti dai comunisti per infiltrarsi e provocare scissioni e defenestrazioni erano oggetto di aspre proteste e di vivaci reazioni. Le "Fiamme Verdi" avevano nuclei in Valcamonica e tenevano aperta una via di comunicazione con la Svizzera ove si appoggiavano alle rappresentanze degli Alleati" <716.
Due giorni dopo, poiché non era risultato attuabile il progetto di stabilire una base in Val Camonica e di convocare da lì gli esponenti del Clnai - si era sparsa infatti in zona la voce dell'atterraggio di Cadorna e l'accampamento era in allarme - egli aveva deciso di trasferirsi a Milano, "cuore del ribellismo e del rischio" <717, passando per Bergamo e per Monza. Arrivato nel capoluogo lombardo, aveva preso contatti con Mario Argenton, divenuto il 9 giugno, a seguito dell'arresto di Giulio Alonzi, rappresentante del partito liberale e delle formazioni autonome nel Cmai. Cadorna era stato in passato legato a lui "da cordiali rapporti di servizio" <718 e lo aveva scelto come suo Capo di Stato Maggiore. Argenton, insieme a Basile, aveva fino a quel momento continuato a mantenere attiva "una sua rete particolare (vi sono compresi alcuni ufficiali dell'ex centro I° di Milano) con una trentina di elementi" <719, in grado di trasmettere direttamente le informazioni al Comando Generale (egli si muoveva nella "zona tra Genova, Alessandria, Milano e Piacenza"). Cadorna avrebbe poi incontrato Parri, da cui sarebbe stato messo al corrente della situazione, e, il 22 agosto, il dott. Pizzoni, rappresentante del "governo democratico", dal quale gli sarebbero dovute giungere le direttive politiche relative all'azione militare. Egli avrebbe così guidato, con il nome di "generale Valenti", attribuitogli dal Presidente del Clnai <720, il Cvl, non senza imbattersi - come Parri prima di lui - in "una lunga vertenza" per la definizione delle sue attribuzioni. 
Il 28 settembre 1944 il tenente Edgardo Sogno, agente "Franchi", impiegato dagli inglesi e dal Sim come collegamento con il Clnai, scriveva in un bollettino ad Alesandro [Casati]: "Nr. 308 - 308 del 28 Stop da Franchi ad Alessandro Stop partito liberale ritiene che generale Cadorna non dico non dico non può esercitare suo mandato nella attuale forma nel comando militare collegiale Stop situazione di compromesso deciso a maggioranza et discussioni si protraggono da oltre un mese compromettendo effettivo funzionamento comando unico Stop est indispendabile che governo italiano trasmetta ordine at Clnai di considerare generale Cadorna quale unico comandante militare et ordini at generale di assumere comando militare del quale risponderà esclusivamente at Clani Stop detta assunzione implica trasformazione dello attuale comando militare in organo di collaborazione alle dipendenze del comadante stesso fine alt Franchi" <721.
Senza necessità d'intesa, i due partiti comunista e azionista risolsero il problema accantonando la questione: "fino a quando le forze monarchiche combattevano al nostro fianco, avevano ogni diritto", aveva ricordato Parri, "e ogni dovere avevamo noi di rispettarli finché tenevano il loro posto. [...] Dovevamo lasciare anche a essi il beneficio della prova" <722.
[NOTE]
708 Insmli, lettera manoscritta di Maurizio a "Tito", 11/VI, fondo Damiani, b. 1, f. 6.
709 ibidem.
710 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 64.
711 Insmli, Evasione dal carcere tedesco San Vittore di Milano dello scrittore e giornalista Indro Montanelli, fondo Osteria, b. 1, f. 20, p. 7.
712 ivi, p. 2. Continua ancora Luca Osteria: "A grandi linee il rapporto consegnato ai tedeschi dal comandante della Gnr Mosca provava un collegamento tra il generale Zambon e l'addetto militare italiano a Berna, generale Bianchi".
713 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 65.
714 ivi, p. 64.
715 XXXVI Risposta di J. Mc Caffery ad A, Pizzoni, in P. Secchia, F. Frassati, La Resistenza e gli Alleati, cit., p. 95.
716 R. Cadorna, La riscossa, Milano, Rizzoli 1948, cit., p. 127.
717 P. Caccia Dominioni, Alpino alla macchia, cit., p. 177.
718 R. Cadorna, La riscossa, cit., p. 128.
719 P. Paoletti, Volontari armati italiani (V.A.I.) in Liguria (1943-1945), cit., p. 17.
720 R. Cadorna, La riscossa, cit., p. 128.
721 Aussme, fondo H2, Missione ‘Son', b. 25.
722 F. Parri, La Resistenza, in in Storia dell'antifascismo italiano, Lezioni, vol. I, cit., p. 206.
Francesca Baldini, "La va a pochi!" Resistenza e resistenti in Lombardia 1943-1944. La vita di Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Tesi di dottorato, La Sapienza - Università di Roma, Anno Accademico 2022-2023

lunedì 11 marzo 2024

Gli alleati si prepararono in maniera sostanzialmente autonoma e scoordinata rispetto alla fase finale della campagna d'Italia


Nel periodo di marzo [1945] altre missioni avevano completato l'addestramento ed erano pronte per partire: Grape II (alto Friuli al confine con la Jugoslavia), composta di un agente e un operatore radiotelegrafista; Mitra (Tagliamento) costituita di due agenti e un radiotelegrafista; Date II (Valtellina), la cui squadra era composta di un agente e un radiotelegrafista; Lorelei (Trentino) con un radio operatore; Mohawk (Val D'Aosta) la cui squadra sarebbe stata formata da tre agenti. Inoltre, si stava programmando l'infiltrazione della Venezia Tridentina, area ancora scoperta <22. La missione Mohawk si pose l'obiettivo di assumere il comando di tutte le formazioni partigiane della Val d'Aosta in nome del CLNAI e fu il risultato di un'accesa discussione concernente il riconoscimento dell'autonomia della regione rispetto allo Stato italiano del dopoguerra, che costituiva oggetto di pretesa, con l'appoggio francese, da parte di un gruppo di partigiani valdostani rifugiatisi in Francia. La discussione si svolse agli inizi di aprile presso il Comando dell'OSS di Siena, presente il colonnello Riepe del XV Gruppo d'Armata, il maggiore Max Corvo per il SI, il maggiore Augusto Adams, ufficiale dello Stato Maggiore italiano, inviato dal SI alla stazione dell'OSS di Annemasse per aiutare il colonnello Baker a comporre la questione, il capitano Cesare Olivetti, nome in codice “Adam Mesard”, capo degli autonomisti valdostani, nonché un delegato del CLNAI, Eugenio Dugoni, il quale ordinò che non vi fossero spargimenti di sangue e, nel caso di avanzata francese, le formazioni partigiane si ritirassero nel Canavese <23. Si decise, così, con l'approvazione del XV Gruppo d'Armate, Divisione Speciale G-3, di inviare una missione composta dal maggiore Adams, il maggiore Pistocchi e il capitano “Mesard”. La missione non rappresentò l'OSS, per evitare di 'trovarsi in una trappola diplomatica quando i Tedeschi si sarebbero ritirati dalla regione e l'amministrazione del territorio sarebbe potuta diventare oggetto di contesa tra Francia e Italia' <24 ma, su richiesta del CLNAI, fu addestrata e preparata dal SI, che altresì, assicurò alla squadra un circuito per le comunicazioni radio <25. La squadra fu paracadutata in Val d'Aosta, nella notte tra il 9 e il 10 aprile 1945, in una delle aree bersaglio della missione Diana che si trovava al di là delle linee nemiche già da parecchi mesi. In quello stesso periodo - era il 4 aprile - si svolse una conferenza presso il Quartier Generale della Company D e, più tardi, presso il Comando della Divisione G-3 del XV Gruppo d'Armata a Firenze, cui presero parte il maggiore Suhling, Comandante della Company D, il maggiore Corvo, della sezione italiana del SI, e il maggiore Cagiati, dell'AAI, nonché un rappresentante del SOE, da un lato, e il generale Cadorna, alias “Valenti”, e Parri, “Generale Maurizio”, di ritorno dalla Svizzera, su importanti questioni concernenti i piani che i partigiani avrebbero dovuto attuare. I due rappresentanti del CLNAI furono, quindi, condotti al cospetto del generale Alfred Gruenter, capo di Stato Maggiore del generale Mark Clark e, il giorno successivo, furono ospiti del SOE, per poi partire il 6 aprile alla volta di Roma e, di lì, ritornare nella Milano occupata dai tedeschi.
I preparativi in vista dell'offensiva finale
Nei primi mesi del 1945, mentre l'Allied Force Headquaters (AFHQ) e il XV Gruppo d'Armate discutevano per definire la questione dei rifornimenti ai partigiani <26, l'OSS, il SOE e la Commissione Alleata posero in essere una serie di preparativi in vista dell'offensiva finale contro la 'linea gotica' ritenuta imminente.
A quel tempo, nell'Italia occupata dal nemico operavano cinquantanove ufficiali del SOE, cui si aggiungevano sessantasei militari di grado inferiore e novantadue agenti di altre nazionalità addestrati dal SOE. Quanto all'OSS, erano in campo settanta squadre diramate dalle varie Sezioni, cui si aggiungevano quelle degli OG <27. Solo quelle di competenza del SI erano quarantacinque <28.
L'OSS stava pianificando la costituzione di squadre speciali, composte di ufficiali messi a disposizione in massima parte dalla Sezione italiana del SI, da inviare nelle principali città dell'Italia settentrionale, nel caso di un'improvvisa evacuazione da parte dei tedeschi. Tali squadre (North Italian City Units), che si sarebbero avvalse dell'appoggio del personale già attivo nel nord dell'Italia con la rispettiva rete di agenti e subagenti, avrebbero dovuto adempiere le seguenti funzioni: - il sequestro dei documenti più importanti; - l'arresto delle persone sospette; - il raduno e coordinamento delle missioni a quel tempo attive in campo; - la preparazione delle basi per l'avvio di una fase di spionaggio intermedia nella stagione del passaggio dei poteri. L'istruzione e l'addestramento di tali unità cittadine furono avviati dal SI dal 2 aprile e diretti dai capitani Passanisi e Puleo della base di Siena, sotto la generale supervisione del maggiore Max Corvo <29. Squadre speciali sarebbero state inviate a Bolzano, Trieste, Udine, Udine, Genova, Torino, Venezia, Milano, Bologna. I servizi segreti americani appresero, altresì, del piano del SOE di lanciare missioni nelle principali città dell'Italia settentrionale e, in particolare, che le missioni britanniche già in Piemonte erano pronte a essere posizionate nelle principali città della regione tra le quali Torino, Asti, Alessandria e Novara, con le seguenti funzioni: a) per il presente, informarsi sull'esistenza di formazioni partigiane e prendere contatti con i Quartieri Generali; b) per il futuro, in caso di collasso del nemico, avvertire immediatamente i Comitati di Liberazione Nazionale locali di fronte ai quali avrebbero rappresentato gli Alleati nel periodo di transizione tra la ritirata tedesca e l'arrivo delle truppe alleate <30.
Il piano dell'OSS di costituire delle unità speciali da inviare nelle principali città del nord dell'Italia, in caso d'improvvisa evacuazione tedesca, dovette, pertanto, fare i conti con i sopra citati piani dei servizi segreti britannici e, in particolare, si discusse della necessità di definire, al più presto possibile, modi e mezzi di trasporto di una parte di quelle unità sul campo. A quel tempo erano disponibili due piste di atterraggio a Milano e Torino: il piano fu, dunque, quello di predisporre due B-25 per far atterrare una parte delle missioni dell'OSS il giorno stabilito. Fu anche preparato uno scaglione di retroguardia aggregato al Quartier Generale della Company D nel caso di improvviso collasso della resistenza tedesca il cui responsabile sarebbe stato il capitano Arthur Latina. Lo staff avrebbe, poi, organizzato spazi e strutture per le squadre di ritorno dal campo. Il capitano Passanisi avrebbe comandato la base di Siena e, sotto la sua direzione, sarebbe stato approntato il ritorno di alcune missioni meno importanti nonché un programma di de-addestramento delle stesse. Il piano procedette velocemente: a ciascuna operazione fu assegnato un nome in codice; per ciascuna squadra furono preparate cartelle contenenti istruzioni complete e obiettivi della relativa missione di competenza. Infine, la partenza delle principali Northern Italy City Teams fu fissata nella primavera del 1945: a titolo esemplificativo, la squadra speciale destinata a Bologna partì dal Comando di Siena il 21 aprile; quella per Venezia il 26 aprile e le unità di competenza di Milano e Genova il 29 aprile <31. Responsabile del personale dell'unità per la città di Milano sarebbe stato il capitano Emilio Daddario, nome in codice “Mim / Mimo”, (agente n. 809) della Sezione italo - albanese del SI dell'OSS <32. D'accordo con Daddario che, a quell'epoca, era in missione in Svizzera fu, altresì, predisposto un piano d'infiltrazione clandestina nelle principali città dell'Italia del nord che si articolava nei seguenti punti:
- agenti fidati sarebbero stati infiltrati, attraverso la Svizzera, nelle seguenti città italiane: Venezia, Padova, Verona, Trieste, Udine, Trento e Bolzano;
- i suddetti agenti sarebbero stati investiti dei seguenti compiti: a) procacciamento di tutti gli importanti documenti disponibili; b) attività di contro-spionaggio nei confronti degli agenti e dei servizi segreti sia tedeschi sia fascisti e redazione di relativi rapporti; c) attività d'intelligence politica, economica e industriale;
- ciascun agente avrebbe dovuto conservare il materiale raccolto fino all'arrivo dell'ufficiale competente nella città di propria competenza e, operando sempre sotto copertura, avrebbe dovuto infiltrarsi nelle società segrete naziste e fasciste;
- all'ingresso degli Alleati nella città di sua competenza, ciascun agente speciale si sarebbe presentato all'ufficiale alleato di competenza con il nome in codice già speso e, ove l'indirizzo non fosse stato disponibile, avrebbe dovuto fare rapporto al CLN locale e, ivi, aspettare l'arrivo dell'ufficiale dell'OSS, il quale si sarebbe identificato con un nome in codice <33.
L'OSS fu, poi, particolarmente attivo nel salvataggio (anti-scorch) contro la furia distruttiva dei tedeschi delle industrie dell'Italia del nord, nelle quali anche gli americani avevano forti interessi economici, e del patrimonio artistico e culturale (in particolare a Firenze), nonché dei porti dell'Italia settentrionale (Genova e Venezia).
I servizi segreti alleati addestrarono agenti antisabotatori e prepararono e inviarono missioni investite di particolari compiti a tutela delle attrezzature industriali e del patrimonio nazionale, tema che si pose alla loro attenzione sin dall'inverno del '43 - '44, come sopra evidenziato, ma che si presentò in tutta la sua gravità durante la stasi invernale degli anni '44 e '45, tanto da far temere che le misure già adottate non fossero sufficienti.
Alla vigilia delle operazioni di primavera del 1945 fu, dunque, posto in essere un piano organico di salvataggio degli impianti idroelettrici; stilata una graduatoria in ordine d'importanza degli impianti interessati; predisposto, per ciascun impianto, un preciso piano di salvataggio e, infine, individuate le misure necessarie per l'attuazione e la sorveglianza del programma <34.
Le missioni alleate incaricate di porre in essere le misure di cui sopra agirono anche in cooperazione con il Movimento della Resistenza italiana, il cui contributo nell'opera di antisabotaggio, soprattutto nella fase finale del conflitto, non fu di poco momento e si condensò nelle seguenti misure:
-in qualche settore si agirà con la corruzione, ché l'esperienza insegna essere i germanici molto avidi;
-in qualche altro settore si agirà con l'astuzia, disattivando mine, interrompendo circuiti elettrici d'accensione, provocando preventive distruzioni appariscenti ma sostanzialmente non esiziali;
-altrove si schierano reparti di patrioti destinati alla difesa attiva di determinati impianti;
-se ne isolano altri con preventive interruzioni stradali;
-gli industriali e gli operai cooperano attivamente intanto a rimuovere ed imboscare macchinari e scorte;
-si organizzano nelle officine squadre antisabotaggio <35.
Infine, l'AC ridefinì la politica delle operazioni di smobilitazione e disarmo dei partigiani, alla luce delle esigenze militari dell'avanzata alleata e, soprattutto, dei timori delle ripercussioni che una smobilitazione disordinata e troppo lenta avrebbe potuto avere sia sulla sicurezza delle truppe alleate sia sull'ordine pubblico e, in generale, sulla situazione socio-economica del Paese, alla cui ricostruzione generale essi non potevano e non volevano declinare.
Le linee guida elaborate nel corso di una riunione del 9 febbraio e, poi, trasfuse nell'appendice alle istruzioni operative del XV Gruppo d'Armate del 12 aprile, sono così sintetizzabili:
- Il disarmo doveva essere 'indorato', graduale <36 e celere e cioè: a) non doveva avvenire né troppo presto (come primo atto ufficiale) né troppo tardi e, in definitiva, non oltre una settimana dopo l'arrivo degli Alleati, perché 'l'esperienza ha mostrato che l'entusiasmo iniziale della liberazione cede gradualmente il posto alla disillusione che nasce dalla non realizzazione di aspettative che gli Alleati non possono sperare di soddisfare. Più cresce questa disillusione, più il disarmo diventa difficile' <37; b) doveva essere preceduto da una sfilata di parate con la consegna di diplomi al merito, medaglie e premi in denaro <38; c) alla fine delle celebrazioni ufficiali, le armi dovevano essere restituite <39;
- Il trattamento dei partigiani doveva essere 'giusto ma fermo', cioè il più amichevole possibile, in considerazione sia del contributo che il Movimento della Resistenza aveva arrecato alla guerra contro il nemico, sia delle problematiche di carattere politico, economico e sociale involte nella smobilitazione e disarmo delle formazioni partigiane, allo scopo di evitare il prodursi di fattori di disillusione e instabilità nella delicata fase tra la ritirata del nemico e l'arrivo delle truppe alleate, che avrebbero potuto ragionevolmente nuocere alla sicurezza delle stesse truppe alleate nonché al mantenimento dell'ordine e sicurezza pubblica <40;
- 'Le azioni di giustizia' intraprese dai partigiani sarebbero state tollerate solo se compiute prima dell'arrivo degli Alleati, mentre, dopo, non sarebbe stata più consentita alcuna azione autonoma. Conseguenze meno gravi si sarebbero prodotte se gli ufficiali alleati avessero proceduto a una giusta e ordinata azione di epurazione delle amministrazioni. Coloro che erano detenuti nei quartieri di comando partigiani ovvero in prigioni private avrebbero dovuto essere rilasciati ovvero, nei casi dubbi, internati in regolari prigioni sotto il controllo delle autorità di pubblica sicurezza italiane. I partigiani o altri, che fossero stati colti nell'atto di farsi giustizia da sé o avessero preso parte a esecuzioni sommarie illegali di chicchessia, sarebbero stati arrestati <41.
In quest'epoca fu, altresì, elaborata una linea politica di reclutamento di volontari tra le formazioni partigiane da destinarsi alle fila dell'esercito italiano, secondo ben precisi criteri di reclutamento e sotto il rigoroso controllo del Governo Militare Alleato (AMG) per la Regione Lombardia e della Commissione Alleata, Divisione per il reclutamento dei patrioti, Sottocommissione per i governi locali (MMIA) <42.
In conclusione si è rilevato che l'AFHQ, il XV Gruppo d'Armata, l'OSS, il SOE e l'AC si prepararono in maniera sostanzialmente autonoma e scoordinata rispetto alla fase finale della “campagna d'Italia”.
[NOTE]
22 Si veda Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 April 1945 cit., p. 7.
23 Risulta che la posizione di Dugoni fosse alquanto precaria, poiché le autorità francesi gli chiesero di lasciare la Francia e così, concorde il CLNAI, fu paracadutato in Piemonte per eseguire gli ordini del CLNAI concernenti la questione francese. Si veda, a tal proposito, Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., p. 3, § 3). La coraggiosa missione di Dugoni in Piemonte è raccontata anche in M. Corvo, La campagna d'Italia dei servizi segreti americani cit., p. 343.
24 M. Corvo, Ivi, pp. 334 e 335.
25 Si vedano: Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 30 April 1945 cit., p. 9; Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., p. 3.
26 La direttiva del 4 febbraio 1945 fu, infatti, rivista il 17 aprile 1945, quale risultante di una discussione interalleata scaturita dal fatto che sia il XV Gruppo d'Armate e la sua Sezione Operazione Speciali, al comando del colonnello Riepe, che l'OSS non si attennero ai limiti ivi statuiti sulla quota di 550 tonnellate mensili, come risulta anche dalla documentazione del SI qui trattata, né al rapporto tra rifornimenti non militari e armi, ritenendo prioritarie le esigenze militari e trascurandone, invece, le implicazioni politiche di una crescita del movimento della Resistenza italiana. Si veda a tal proposito, oltre alla documentazione richiamata nelle note precedenti, il citato Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence, relativo al periodo di aprile 1945, che, alla sezione dedicata alle attività operative della sezione italiana del SI e, in particolare, al capo sui progressi delle attività in generale, focalizza bene il ruolo del SI nell'erogazione dei rifornimenti alle formazioni partigiane del nord dell'Italia quale mediatore tra i comandi di queste ultime e la Sezione Operativa della Company D; nonché le modalità e i criteri di ripartizione fondati su 'esigenze di importanza tattica e strategica funzionali allo schema di combattimento delle Armate Alleate nell'Italia del Nord'. Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 30 April 1945 cit., sez. I Operational Activities, cap. C General Progress, § 2. General Activity, p. 10. Per approfondimenti sulla revisione della questione dei rifornimenti nei primi mesi del 1945, si veda anche T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza italiana cit., pp. 216 e ss.
27 T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza italiana cit., p. 224.
28 Può, a tal proposito, essere utile un sintetico riepilogo delle squadre in campo nei primi mesi del 1945. Si noti che i nomi in codice delle operazioni sono seguiti da quelli corrispondenti ai relativi circuiti radio nonché, in taluni casi da quelli dei rapporti d'intelligence prodotti all'esito delle relative missioni. Alo; Apple I (Meriden) - Kankakee; Apple II (Cromwell) - Cree; Apple III (Betty) - Mars; Apricot (Jolliet) - Hopi; Boston (Boston) - Venus; Brutus; Cherry (Saybrook) - Yaqui; Citron (Baldwin) - Winnebago; Date; Date II (Clinton) - Pluto; Detachment “F”; Dick (Anita) - Mercury; Edera; Feach (Marianna) - Natchez; Feltre; Finch (GrapeII); Franconia (Elinor) - Jupiter; Gastone (Tully); Giovanna; Icu; Lancia (Lancia) - Lambeth; Lobo (Lobo) - Lobo; Lorelei; Mangostine (Chrysler) - Sauk; Maria Giovanna; Melon (Youngstown) - Ohio; Mitra; Mitraglia (Linda) - Cosmic; Mohawk; Montreal (Montreal) - Oak; Morristown (Rosetta) - Morrison; Norma (Westfield) - Lagoon; Offence; Orange (Gobi) - Sioux; Papaya (Fratello) - Cherokee; Pear; Pineapple (Diana) - Oneonta; Piroscafo (Piroscafo) - Piroscafo; Plum (Olivetti) - Felucca; Pomegranate (Portland) - Trireme; Quince (Locust) - Iowa; Strawberry (Marianna); Wildcat (Wildcat) - Wilkinson; Zita (Zita) - Zephir. Cfr. Italian Source List cit. nonché i pluricitati: Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 28 February 1945; Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 March 1945; Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 30 April 1945; Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945.
29 M. Corvo, La campagna d'Italia dei servizi segreti americani cit., pp. 335 e 336.
30 Si cfr. Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence …Period Covered: 1 to 30 April 1945 cit., sez. I, cap. C. Future Plans, §. 1. British Plans, p. 20. Sui preparativi del SOE in vista della fase finale della campagna d'Italia, si cfr. anche T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza italiana cit., pp. 220 e ss.
31 Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 April 1945 cit., pp. 21 e 22; Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., pp. 5, 10.
32 'Ho dato istruzioni che sia responsabile di tutto il personale dell'unità nell'area della città di Milano, in coerenza con le istruzioni originali conferite al suo predecessore Corvo. Di conseguenza, Daddario incrementerà la sua generale supervisione sull'area. Egli sta facendo un buon lavoro ed è un'eccellente persona.' Messaggio di Glavin a Suhling del 3 maggio 1945, in NARA, R.G. 226, E.211, B. 5.
33 Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., p. 11.
34 Questi obiettivi furono descritti in un documento preparato da Max Corvo e distribuito a tutti i membri delle missioni della Company D destinate a essere inviate sul campo. Cfr. M. Corvo, La campagna d'Italia dei servizi segreti americani cit., p. 346.
35 Relazione del capo di Stato Maggiore Generale Giovanni Messe Il Movimento Italiano di Liberazione dall'oppressione nazifascista, parte I Origini e Sviluppo. Stato Maggiore Generale - Ufficio Informazioni, maggio 1945, pp. 50-53. Archivio Centrale di Stato (ACS), Archivi di famiglie e di persone, Fondo De Felice Renzo, B. 5, F. 24.
36 A tal proposito, non si trascuri che Cadorna e il Corpo Volontari Libertà (CVL), in generale, proposero che il disarmo dei partigiani fosse graduale, piuttosto che immediato, adducendo varie ragioni a sostegno, tra le quali l'ostilità dei gruppi di fascisti ancora insediati a Milano che continuavano ad attaccare i partigiani; la mancanza di vie e mezzi di trasporto e, in generale, di cibo e mezzi economici che rendeva difficile il ritorno dei partigiani alle loro case e, infine, il pericolo di rastrellamenti fascisti che suggeriva il mantenimento dell'armamento almeno dei gruppi partigiani più disciplinati. Si veda, a tal proposito, il Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., sez. II Political; cap. E Partisan Activities; par. 7 Disarming of Partisans, p. 55.
37 Sul tema della smobilitazione e disarmo delle formazioni partigiane, si cfr. e multis T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza italiana cit., pp. 222-224.
38 Ad esempio, si racconta che mercoledì 11 aprile il distaccamento del SI a Siena partecipò alla cerimonia ufficiale per la consegna di decorazioni da parte del colonnello Glavin in persona a quattro agenti che si erano distinti nelle rispettive missioni dietro le linee nemiche e meritarono le medaglie Legion of Merit. Essi erano: il sergente Albino Perna, operatore radiotelegrafista della missione Date; il caporale Carl Bova, operatore radiotelegrafista della missione Artic; il caporale Chester Maccarone, capo della missione Artic; il soldato semplice Valeriano Melchiorre, agente della missione Date. Erano tutti presenti, escluso il caporale Maccarone che era in missione. Report on Operational Activities and Political and Economic Intelligence (…) Period Covered: 1 to 31 May 1945 cit., p. 4. In una circolare, senza data, emanata dal Quartier Generale del CVL, d'accordo con il Comando Alleato, a firma del Generale Cadorna, si fissavano i principali punti in materia di smobilitazione e disarmo dei partigiani in base ai quali redigere un proclama del CLNAI - CVL a tutti i partigiani che sarebbe stato diffuso a mezzo stampa e radio il 3 maggio 1945. Con particolare riferimento ai premi ai partigiani, si prescriveva l'elargizione di: a) certificati al merito da concordare con gli Alleati; b) premi in denaro da parte del Governo Italiano nella misura di Lire 1000; b) premi in denaro a carico del CVL per un importo da determinarsi; c) indennità ai partigiani feriti e agli invalidi di guerra nella misura di Lire 5000; d) premi in denaro alle famiglie dei caduti per l'ammontare di Lire 10.000. Circolare CVL, Prot. N. 44/ow, Partisan - Patriots, April 1945-June 1945, in ACS, Fondo Allied Control Commission (ACC), AMG 5th Army - Miscellaneous, UA-10700- 122/112.
39 Il tema della smobilitazione e disarmo dei partigiani nel nord dell'Italia meriterebbe invero una trattazione separata anche alla luce dell'ampia documentazione del Quartier Generale dell'Allied Military Government (AMG) per la Regione Lombardia, oggi, consultabile sotto microfilmatura in ACS nel Fondo della Commissione Alleata di Controllo (ACC). In particolare, degni di nota sono i corposi rapporti così rubricati Patriots Policy June 1944-May 1945 e Patriots General June 1944-July 1945, in ACS, Fondo ACC, AMG 5th Army - Operations, UA-10700-133/141, nonché il rapporto intitolato Directive on Italian Partisans del 22 maggio 1945 indirizzato a tutti i commissari provinciali e cittadini per la Regione Lombardia a firma del Commissario Regionale Charles Poletti, nel quale si stabiliva che: a) entro e non oltre la data del 1° giugno 1945 prorogabile al 7 giugno 1945 tutte le formazioni partigiane nella città di Milano e in ciascuna altra provincia della Regione Lombardia dovevano restituire le armi in loro possesso; b) da allora tutti i posti di blocco partigiani avrebbero dovuto essere immediatamente eliminati; c) le armi da restituire ai comandi partigiani avrebbero dovuto essere poi affidate al diretto controllo del questore ovvero poste a disposizione alle Forze Alleate; d) i partigiani o chiunque fosse stato sorpreso nel portare armi illegalmente detenute sarebbe stato arrestato e processato innanzi ai Tribunali dell'AMG. Directive on Italian Partisans, Partisan-Patriots, April 1945-June 1945 in ACS, Fondo ACC, AMG 5th Army - Miscellaneous, UA-10700-122/113. La smobilitazione delle organizzazioni partigiane in Milano e nelle altre province della Lombardia iniziò l'8 maggio 1945 e di essa fu redatto un interessante rapporto stilato dal CLNAI-CVL per gli Alleati del 9 maggio 1945, a firma del Comandante Generale di Milano, Emilio Faldella. Report on the demobilization of the Partisan Forces of Milan and of the Province, in ACS, Fondo ACC, AMG 5th Army - Miscellaneous, UA-10700-122/174.
40 Le istruzioni di politica generale sul trattamento dei partigiani furono diramate in una missiva riservata del Quartier Generale dell'AMG della V Armata del 29 dicembre 1944 a tutte le Autorità alleate nel nord dell'Italia e confermate nei successivi atti di queste ultime. Cfr. Handling of Partisans, del 29 dicembre 1944, in ACS, Fondo ACC, AMG 5th Army - Miscellaneous, Partisan Reports, 10/1944-05/1945, UA-10700-122/174. A tal proposito, quattro furono le soluzioni elaborate allo scopo di assicurare un giusto trattamento dei partigiani: a) impiego temporaneo in incarichi di pubblica sicurezza nel limite massimo di mille unità nella città di Milano e cinquecento per ciascuna provincia della Regione; b) possibile arruolamento nelle forze armate previo giudizio di una commissione competente a Roma; c) occupazione, attraverso le competenti agenzie, in speciali organizzazioni civili e/o militari; d) ritorno alle loro case e occupazioni. Ove nessuna di tali soluzioni fosse stata percorribile, i partigiani avrebbero dovuto evacuare i reception centres. La città di Milano fu, all'uopo, suddivisa in nove settori, ciascuno dei quali fu trasformato in punto di raccolta dei partigiani cui avrebbero dovuto confluire le formazioni partigiane di competenza della relativa area geografica. Si cfr. la menzionata circolare del Quartier Generale del CVL sulla smobilitazione del CVL, Partisan - Patriots, April 1945-June 1945 cit.
41 'Si dovranno arrestare partigiani o altri che prendano parte ad esecuzioni illegali di chicchessia. Le azioni di partigiani che si fanno giustizia da sé devono cessare immediatamente. Soltanto le Speciali Corti di Assise e i Tribunali militari italiani sono autorizzati a processare e condannare i colpevoli di crimini nazi fascisti commessi prima dell'avvento al potere del Governo Militare Alleato. Questo Quartier Generale dovrà essere tenuto informato dell'arresto di persone per la violazione delle direttive qui statuite.' Directive on Italian Partisans cit., § 7.
42 Si confrontino i rapporti con i relativi allegati dell'AC, Land Forces Sub. Com. (MMIA), che autorizzò l'arruolamento di quattromila volontari specialisti nelle fila dell'Esercito Italiano. Cfr. Partisan Recruiting, Sept. 1944-June 1945, in ACS, Fondo ACC, AMG 5th Army - Operations, UA- 10700-133/138
Michaela Sapio, Servizi e segreti in Italia (1943-1945). Lo spionaggio americano dalla caduta di Mussolini alla liberazione, Tesi di Dottorato, Università degli Studi del Molise, 2012