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lunedì 28 aprile 2025

Solamente nel Comune di Valdobbiadene furono arrestati sette partigiani


Come già più volte sottolineato, in seguito alla pianurizzazione molti partigiani ritornarono dalle loro famiglie: una scelta azzardata, proprio nel momento di maggior forza dei nazifascisti; oltretutto, l'arrivo della Decima Mas a Valdobbiadene ed in alcuni paesi geograficamente strategici della sinistra Piave rese ancor più vulnerabile un movimento partigiano già fragile.
È inoltre importante precisare che, nell'inverno 1944-1945, un nuovo nemico era alle porte: i sempre più numerosi partigiani arrestati, disposti a tutto pur di salvare sé stessi. Sul confine tra la vita e la morte, nulla per loro aveva più importanza: fornire informazioni sul movimento partigiano e sui compagni divenne l'unica ancora di salvezza. In ragione di ciò, tra il dicembre 1944 ed il gennaio 1945, la Mazzini venne ripetutamente ferita: vertici militari e partigiani territoriali caddero per mano nemica.
Solamente nel Comune di Valdobbiadene, nei primi venti giorni di dicembre sette partigiani furono arrestati e, tra questi, tre rilasciati, quattro uccisi in seguito a delazione "amica". Si trattava di Italo (Zebra) e Romolo Bortolin, Isidoro Geronazzo dei "Batistèla" (Troi), Virginio Dorigo (Bruna), Ferruccio Nicoletti (Brich), Alberto Bortolin dei "Romolet" (Feroce) e Bernardino Vidori dei "Teloni" (Sauro) <129. In quel mese un solo partigiano perse la vita durante il primo rastrellamento condotto senza soffiate dal Battaglione N.P. della Decima Mas: il ventiquattrenne segusinese Gino Coppe (Grava), gravemente ferito l'11 dicembre 1944 a Segusino, perì il giorno successivo presso l'ospedale militare di Valdobbiadene <130.
Il 19 dicembre 1944 Francesco Sabatucci (Cirillo), comandante eroico nella zona di Pieve di Soligo, veniva ucciso a Padova. Il 25 ed il 26 gennaio 1945 a Pianezze di Miane ed a Pieve di Soligo cadevano altri due leader della Mazzini: Dionisio Munaretto (Danton) ed "Amedeo". Ultima vittima di spicco fu il medico Mario Pasi (Montagna): commissario della Mazzini e, provvisoriamente, del Comando Zona Piave, arrestato il 9 novembre 1944 e, dopo quattro mesi di torture, impiccato il 10 marzo 1945 presso la località Bosco delle Castagne, a meno di 10 chilometri da Belluno, insieme ad altri nove partigiani <131.
Come conseguenza di queste perdite, la Mazzini fu la Brigata della Divisione Nannetti maggiormente danneggiata dal rastrellamento del Cansiglio. Il Comando della Mazzini dovette essere completamente ripristinato e, in assenza di personalità locali di rilievo, nel febbraio 1945 (attorno al giorno 20) furono nominati comandante militare, vicecomandante e commissario politico tre partigiani sino ad allora attivi nel Bellunese: Paride Brunetti (Bruno), già comandante della Brigata Gramsci, l'altro gramsciano Egildo Moro (Romo) ed Eliseo Dal Pont (Bianchi), commissario politico della Brigata dell'Alpago "Fratelli Bandiera" ed uno dei primi membri del distaccamento Tino Ferdiani con "Bruno" ed "Amedeo". Capo di Stato Maggiore, al posto del deceduto "Marco", fu scelto Tiziano Canal (Mirko), giunto dalla Brigata Cairoli, afferente al Gruppo Brigate Vittorio Veneto. Il nuovo Comando fu affiancato da un numero significativo di fedelissimi non locali: i vittoriesi Domenico Bet (Monello), Arturo De Conti (Tarzan), Bruno Tonon (Bepi) ed il bellunese Enrico Piccolotto (Nevio) <132.
Ad eccezione di "Bruno", che, volutamente, lasciò Valdobbiadene per Belluno subito dopo la Liberazione (intorno al 4 maggio 1945), le altre sette persone, indirizzate dal nuovo Comandante militare Beniamino Rossetto (Mostacetti), saranno le "menti" ed i principali esecutori della "resa dei conti" mazziniana <133.
Elio Busato ("Nagy", poi "Nagi Niccoli"), Comandante della Brigata Tollot sino al grande rastrellamento del Cansiglio, dopo la partenza di "Mostacetti" (seconda metà del maggio 1945) fu chiamato a guidare la Mazzini. Liberato dal campo di concentramento di Bolzano ai primi di maggio del 1945, Lino Masin (Nardo) affiancò Busato come nuovo commissario politico della medesima Brigata, in seguito alla partenza di "Bianchi" (20 maggio 1945) <134.
[NOTE]
129 BIZZI, Il cammino di un popolo, vol. II, cit., p. 244.
130 AISRVV, II sez., b. 64, f. 3 sf. 1 Pratiche per pensioni di guerra, doc. 34; Archivio della Parrocchia di Segusino, Registro dei morti (1936-1961), anno 1944; ASDPd, b. Guerra 1940-1945: Relazioni parrocchiali, f. Vicariato di Quero, sf. Parrocchia di Segusino, Relazione di don Agostino Giacomelli, s. d.; BIZZI, La Resistenza nel Trevigiano, vol. II, cit., p. 13.
131 ACASREC, b. 57, Archivio CRV, f. Documenti vari schedati, sf. Relazione sull'attività militare svolta dalle Brigate della Divisione "N. Nannetti" dal mese di dicembre 1943 al mese di maggio 1945; AISRVV, II sez., b. 64, f. 3 sf. 1 Pratiche per pensioni di guerra, doc. 75, 94 e 121; BIZZI, Il cammino di un popolo, vol. II, cit., p. 251; BRESCACIN, Immagini della Resistenza nel Vittoriese, cit., p. 59; LANDI, Rapporto sulla Resistenza nella Zona Piave, cit., pp. 138-139; MASIN, La lotta di Liberazione nel Quartier del Piave, cit., pp. 144-145. N.B. Mario Pasi (Montagna) e Francesco Sabatucci (Cirillo) furono decorati di medaglia d'oro alla memoria, a Dionisio Munaretto (Danton) fu attribuita la medaglia di bronzo.
132 BIZZI, La Resistenza nel Trevigiano, vol. II, cit., p. 14; BRESCACIN, Immagini della Resistenza nel Vittoriese, cit., pp. 58-59; MASIN, La lotta di Liberazione nel Quartier del Piave, cit., pp. 76-77; MELANCO, Annarosa non muore, cit., p. 113; testimonianza di Sante Guizzo (Saetta) in BIZZI, La Resistenza nel Trevigiano, vol. II, cit., p. 70.
133 Cfr. il Rapporto n. 52 del Maresciallo Maggiore della Stazione dei Carabinieri di Valdobbiadene Giuseppe Sotgiu, depositato presso la Procura della Repubblica di Treviso il 17 giugno 1950 ed attualmente conservato presso la Procura Militare della Repubblica di Verona, oppure si veda una qualsiasi sentenza marziale, emessa dalla Comando della Brigata Mazzini in AISRVV, II sez., b. 64, f. 6, sf. 1 Sentenze.
134 ASCV, Cat. VIII, Leva e Truppa (1943-1950), f. anni 1946-1948, sf. Anno 1946, si veda il doc. Brigata Mazzini - Componenti il Comando di Brigata.
Luca Nardi, Storie di guerra: Valdobbiadene e dintorni dal gennaio 1944 all'eccidio del maggio 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, 2016

giovedì 7 luglio 2022

Cinque dei venti ufficiali del battaglione Gamma furono inviati negli Usa


I documenti della sezione del controspionaggio dell’Oss mostrano la creazione, proprio negli ultimi mesi del ’44, di un’organizzazione all’interno della Decima Mas che aveva precise finalità politiche da realizzare nel dopoguerra, una volta che la Repubblica di Salò sarebbe prevedibilmente stata sconfitta. Si trattava del gruppo che gli ufficiali dell’intelligence Usa chiamarono “X Flottilla MAS underground organization”, il quale avrebbe dovuto costituire “un'organizzazione sotterranea” volta a continuare l’azione nel dopoguerra e che aveva a disposizione “un considerevole nascondiglio di armi, munizioni, esplosivi e dispositivi di sabotaggio” <333. Da parte dell'organizzazione di Borghese, tuttavia, sottolineavano gli agenti di Angleton, non era previsto “nessun tipo di atto di violenza contro gli Alleati”, poiché il fine anticomunista avrebbe dovuto permettere un’alleanza tattica <334.
"L'anticomunismo fu l'elemento che permise di formulare piani d'azione presso i gruppi speciali della Decima Mas in previsione della fine della guerra", sottolinea a questo proposito Parlato <335. Fu proprio nel mese di dicembre del ’44 che l'unità Z dello Sci di Roma, la sezione comandata da Angleton, inviò per la prima volta due agenti oltre le linee per stabilire un contatto con Borghese: lo scopo era quello di iniziare un rapporto che andasse nella direzione di utilizzare le risorse messe in piedi dal comandante della Decima Mas per il dopoguerra, ma in funzione degli scopi del controspionaggio statunitense <336.
La missione dei due agenti presso Borghese fu seguita per ordine di Angleton da nuove missioni nel gennaio e nell'aprile del '45, allo scopo di curare l'aspetto logistico delle trattative per il salvataggio del comandante <337: nei giorni precedenti l'insurrezione generale vennero ultimati i preparativi per questa operazione e così, quando tra il 25 e il 26 aprile la città di Milano insorse, il comandante fu preso immediatamente in custodia da alcuni elementi che avevano partecipato alle trattative clandestine. Nel frattempo Angleton, come già accennato, proprio il 25 aprile era stato promosso capo dell’intero settore del controspionaggio americano in Italia: con il passaggio di presidenza infatti si trovava ad essere in sintonia con la linea della nuova amministrazione <338.
Come è noto, il 10 maggio il nuovo comandante dell’X-2, arrivato appositamente da Roma, prelevò il capo della Decima Mas e lo condusse clandestinamente nella capitale a bordo di una jeep <339. Nel rapporto inviato ai suoi superiori relativo all'operazione, Angleton spiegò poi come il personaggio avrebbe avuto compiti di grande importanza per il servizio segreto americano <340.
Proprio nel corso delle settimane confuse seguite all’insurrezione del 25 aprile furono reclutati dall’intelligence americana un gruppo di ex-ufficiali della Decima Mas, facenti parte dell’organizzazione clandestina anticomunista messa in piedi da Borghese per operare in favore di una ricostituzione delle forze fasciste, una volta che la Rsi fosse stata sconfitta. Venti appartenenti al gruppo Gamma, un battaglione della Decima Mas, vennero assunti infatti dal Centro Sperimentale Alleato (Allied Experimental Station) di stanza a Venezia, un distaccamento appena creato del Comando Navale Alleato di Venezia, al fine di impiegarli per le operazioni legate all’attività dell’intelligence, e venne stabilito che gli stessi avrebbero dovuto essere "considerati immuni da qualsiasi responsabilità per l'attività da essi svolta" <341. Essendo stati ritenuti utili nell'ambito delle attività del Centro Sperimentale, dunque, tutti e venti venivano garantiti da possibili incriminazioni per le responsabilità nei noti massacri di partigiani e di civili. Dai rapporti stilati dagli ufficiali di Angleton si apprende poi che cinque dei venti ufficiali del battaglione Gamma furono inviati negli Usa, per essere "assunti in servizio" <342, e che una volta arrivati nel paese erano stati "mandati direttamente al Direttore del Naval Intelligence, a Washington, D.C." <343. L'esperienza di questi ufficiali della Decima Mas in fatto di sabotaggi delle flotte nemiche e di tattiche di controguerriglia, unita alla loro appartenenza al gruppo speciale creato da Borghese in funzione anticomunista, aveva fatto sì che ai capi dell'intelligence militare statunitense e del controspionaggio fosse immediatamente balzata agli occhi la loro utilità. Le modalità anomale con cui questi personaggi erano stati salvati ed inseriti nei ranghi dell'intelligence Usa, senza essere mai stati sottoposti ad un interrogatorio - da notare che alcuni di essi erano stati classificati come criminali di guerra -, senza aver scontato alcun giorno di prigione e senza essere comparsi davanti ad alcun tribunale italiano o alleato, permettono di comprendere come il loro impiego rientrasse in un progetto di primaria importanza per gli statunitensi. Questo nonostante la Decima Mas fosse nota per la ferocia delle repressioni antipartigiane e per i crimini compiuti durante le ritorsioni per gli attacchi delle bande <344.
Questo era il contesto in cui venivano portate avanti le operazioni condotte dall'intelligence americana in Italia nella prima metà del '45. Tali operazioni di salvataggio non erano dunque frutto delle scelte di un singolo dirigente del controspionaggio statunitense come Angleton, ma di un tipo di operazione portata avanti collegialmente, come si vedrà anche più avanti.
Nell'ottobre del '47, in un clima ormai completamente diverso, in cui il Vento del Nord aveva definitivamente cessato di soffiare, Borghese fu processato: il verdetto finale, redatto il 17 febbraio 1949, fu una condanna a dodici anni, con la disposizione che il principe venisse immediatamente scarcerato in considerazione dei quasi quattro anni che aveva già passato sotto la custodia americana e poi in prigione durante il periodo dello svolgimento del processo <345. Da questa vicenda, iniziata nell'autunno del '44 con l'avvicinamento a Borghese degli agenti americani, nacque una forte amicizia tra il principe e Angleton, che perdurò nei decenni successivi <346.
[NOTE]
333 NARA, RG 226, Entry 174, Box 3, Folder 26, “Daily Situation Reports - CIC Fifth Army”, documento classificato segreto e datato 8 giugno 1945.
334 NARA, RG 226, Entry 174, Box 36, Folder 253.
335 Cfr. G. Parlato, Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948, Bologna, Il Mulino, 2006, p. 102.
336 NARA, RG 226, Entry 108-A, Box 254, Folder “Borghese”, rapporto riassuntivo delle missioni dei due agenti dell'unità SCI/Z presso il comandante della Decima Mas, a firma di Angleton, classificato segretissimo e datato 28 maggio 1945.
337 Ivi.
338 Cfr. T. J. Naftali, “ARTIFICE: James Angleton and X-2 Operations in Italy”, in G. C. Chalou (a cura di), The Secrets War, cit., p. 236 nota.
339 NARA, RG 226, Entry 108-A, Box 254, Folder JZX - 1300, rapporto a firma di Angleton diretto all’Allied Commission, al quartier generale dell'esercito Usa e al G-2 (l'intelligence militare), datato 19 maggio 1945. Cfr. anche il rapporto datato 2 maggio 1945, in cui si dà conto del viaggio che Angleton stava per intraprendere alla volta di Milano, accompagnato da alcuni suoi agenti di fiducia, per prelevare Borghese: NARA, RG 226, Entry 174, Box 122, Folder 9-021.
340 NARA, RG 226, Entry 108-A, Box 254, Folder JZX - 1300, doc. cit.
341 NARA, RG 226, Entry 108A, Box 261, Folder JRX - 5540, documento della direzione del G-2, il servizio segreto militare Usa, classificato segreto, intitolato Immunity Granted to X MAS personnel, datato 30 novembre 1945.
342 NARA, RG 226, Entry 174, Box 126, Folder 952, documento classificato segreto intitolato 10 Flotilla MAS, datato 29 ottobre 1945 e firmato dal colonnello Earle B. Nichols.
343 NARA, RG 226, Entry 108A, Box 261, Folder JRX-5540, documento della direzione del G-2, datato 22 novembre 1945, allegato al rapporto del colonnello Nichols del 30 novembre, cit. I nomi dei cinque inviati dal direttore dell'intelligence a Washington erano: Berni, Freguglia, Monti, Nerighi e Tadini.
344 Sulle violenze scatenate contro i partigiani e la popolazione dai battaglioni di Borghese cfr. F. W. Deakin, La brutale amicizia: Mussolini, Hitler e la caduta del fascismo italiano, cit., pp. 876-878; e L. Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia, 1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 1993, p. 346.
345 Cfr. Z. O. Algardi, Processi ai fascisti, Firenze, Vallecchi Editore, 1992, pp. 141-143.
346 A proposito dell'amicizia tra Borghese e Angleton cfr. la testimonianza resa da Federico Umberto D'Amato, capo dell'Ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno, in P. Willan, Puppetmasters. The political use of terrorism in Italy, London, Constable, 1991, p. 118, e il volume di J. Greene e A. Massignani, Il principe nero. Junio Valerio Borghese e la X Mas, Milano, Mondadori, 2007, p. 244. Come è noto, nella storia dell'Italia repubblicana Borghese ebbe un ruolo di primo piano e per alcuni aspetti inquietante: dopo aver retto la presidenza dell'Msi fino al 1954, l'11 settembre del 1968 fondò il Fronte Nazionale, e nella notte fra il 7 e l'8 dicembre del 1970 i gruppi da lui organizzati diedero vita al tentativo di golpe, forse successivamente troppo sottovalutato, noto proprio come "golpe Borghese". Su questo argomento e sulle conclusioni a cui è arrivato il lavoro della magistratura e della Commissione Stragi cfr. F. Ferraresi (collaboratore della Commissione durante la X legislatura), Minacce alla democrazia. La destra radicale e la strategia della tensione in Italia, Milano, Feltrinelli, 1995; P. Cucchiarelli e A. Giannuli, Lo Stato parallelo. L'Italia "oscura" nei documenti e nelle relazione della Commissione Stragi, Roma, Gamberetti editrice, 1997. Proprio alcuni giorni prima del tentato colpo di stato James Angleton, che ormai era stato promosso da diversi anni direttore dell'intero controspionaggio statunitense, atterrava a Roma, per fare un breve e misterioso soggiorno, ripartendo pochi giorni dopo la conclusione delle vicende: cfr. R. Fabiani e M. Scialoja, Lo scandalo Cia-Sid, su "L'Espresso" dell'8 febbraio 1976, anno XXII, pp. 14-15. Alla luce di quanto è emerso in questi anni sul golpe Borghese, si può presupporre che la visita a Roma di Angleton sia stata finalizzata a seguire meglio da vicino l'operazione. A questo proposito cfr. anche G. De Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all’intelligence del XXI secolo, nuova ed. aggiornata, Milano, Sperling & Kupfer, 2010, pp. 119-121.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009/2010

Dagli archivi dell'intelligence Usa esce un altro pezzo di storia italiana del dopoguerra, gli accadimenti di un Paese che in quegli anni - svelano gli atti desecretati dalla Cia - è il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Ossessionati dal pericolo bolscevico, turbati dall'apparato e dalla forza del Pci, preoccupati dai tatticismi di De Gasperi, rassicurati dalle diffidenze della Santa Sede verso la Democrazia cristiana ancora alleata con Togliatti (tra le alte sfere vaticane qualcuno già accarezzava l' dea di far nascere un secondo e più conservatore partito cattolico), i servizi segreti Usa avevano costruito nella Penisola una rete spionistica per condizionare i passi della nascente Repubblica. Un esercito di uomini pronti a tutto che, già nella primavera del 1945, nei fatti è quella Gladio che «ufficialmente» nascerà qualche anno più tardi. I documenti che raccontano cosa avvenne sono tutti conservati nel palazzo di cristallo e cemento degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti d'America, tra i boschi di College Park nel Maryland, a una trentina di chilometri da Washington. Erano carte top secret fino a qualche tempo fa, carte provenienti dagli schedari dell'Oss (Office of Strategic Services), l'antenato della Central Intelligence Agency. Al centro di quella «rete» c'è il giovane James Jesus Angleton, capo del controspionaggio americano a Roma dal '44 al '47, nome in codice «Artefice». E' lui che, pur di bloccare l'avanzata della sinistra, architetta e pilota da Trieste alla Sicilia tutte le «operazioni speciali». Il suo Comando riceve il 4 aprile del 1946 un rapporto da una fonte coperta «che sta lavorando clandestinamente a Roma per trovare supporto economico e politico per i neofascisti e per legalizzare la loro posizione». L'analisi che fanno gli ufficiali dell'Oss su queste informazioni: «La sua posizione (della fonte, ndr) è quella che i comunisti, e quindi la Russia, stanno ottenendo un controllo sull'Italia, i neofascisti sono un importante baluardo contro il comunismo. Si dovrebbe permettere loro di rientrare nella vita politica italiana per continuare a dare il loro contributo per la sconfitta del comunismo». Concludeva l'informativa: «Gli Stati Uniti dovrebbero entrare in trattativa con i neofascisti e sostenerli, in cambio otterrebbero il completo controllo della situazione politica italiana». Ma già da tempo, il capitano Angleton aveva intuito che i fascisti sarebbero primi attori della sua strategia. Era stato proprio lui, il 10 maggio del 1945, a strappare dalle mani dei partigiani milanesi il comandante della Decima Mas Junio Valerio Borghese. Travestito da ufficiale americano, il «principe nero» era stato trasportato fino a Roma su una jeep dell'Esercito Usa. Comincia proprio in quei giorni a svilupparsi la trama del servizio segreto di Washington, in quei giorni si forma un esercito raccattato un po' ovunque. Addestrato in Italia ma anche oltreoceano. Ci sono decine di documenti dell'Office of Strategic Services che testimoniano il «recupero» dei militari della Decima Mas, dei criminali di guerra, di ex collaborazionisti, di agenti dell'Ovra, di capi e sottocapi del regime fascista. Il rapporto del 16 ottobre 1945 spedito dal capitano Angleton al colonnello Earle Nichols sull'«immunità» da assicurare al principe Borghese e ai suoi marò, spiega bene cosa stava accadendo: «Attraverso il nostro agente JK 1/8...uno specifico gruppo dell'ex personale "gamma" della Decima Mas al momento utilizzato in un ufficio Alleato sperimentale a Venezia... questi individui devono essere considerati diversamente e resi immuni da qualsiasi imputazione per attività condotte fino a questo punto». Sono 20 gli esperti sabotatori, tutti inseriti in una lista. Cinque di loro sono già stati selezionati per l'«addestramento» negli Stati Uniti. La loro storia e i loro nomi sono in un atto del 29 ottobre del '45: «...Tadini Camillo, Merighi Giulio, Monti Franco, Freguglia Carlo e Berni Berno sono stati ingaggiati per servizio negli Usa...». In un'altra carta, alla stessa data, si parla di questi uomini della Decima Mas «che vengono impiegati per compiti speciali». Quali sono quei «compiti speciali» non viene specificato, ma in due lettere che Angleton invia al suo Comando il 6 novembre del '45 c'è scritto: «Alla luce del fatto che Borghese assume un grosso interesse di lungo periodo all'interno del nostro lavoro, suggeriamo che il Dipartimento della Marina intervenga per richiedere la custodia del soggetto, allo scopo di sfruttare al massimo le sue superiori conoscenze sulle armi e sulle tattiche segrete di sabotaggio navale». Lo «sfruttamento» del «principe nero» - rivelerà un altro documento sempre del novembre 1945 - sarà discusso nei dettagli qualche settimana dopo a Washington. Da Angleton in persona. Il principe adesso è nelle mani dell'americano che fa la spia a Roma. Compare e scompare all'ombra dell'Oss, entra ed esce dal penitenziario di Procida, gli agenti Usa lo prelevano ancora nel marzo del '46 e lo riportano in cella nel giugno successivo. Le missioni di Junio Valerio Borghese resteranno per tanti anni un mistero. Il capo del controspionaggio in Italia è consapevole che la guerra non finirà con la firma del trattato di pace. Ci sono i comunisti da fermare, c'è un embrione di Stato che è ancora troppo debole per garantire sicurezza all'Occidente antibolscevico. E i fascisti sono ancora tanti, tantissimi in Italia. La fonte romana che mesi prima aveva consigliato di proteggerli censisce all'Oss le milizie nere: «A Milano e provincia i neofascisti sono 50 mila ben armati, a Genova 20 mila, per la metà armati. Lo stesso a Venezia e nei dintorni. Anche nei centri di Bergamo e Brescia sono molto forti. Il centro di Roma conta 30 mila uomini, 10 mila dei quali armati. Nel Sud ci sono centri neofascisti a Napoli, Bari, Reggio Calabria e Sicilia...». Ma James Angleton sa bene che qualunque cambiamento in Italia non si fa solo con la soldataglia e le operazioni «sporche», sa perfettamente che senza il via libera dellla Santa Sede non si arriva lontano. I collegamenti tra servizi Usa e quelli vaticani ci sono da sempre e si intensificano nella fase bellica quando Allen Dulles (uno dei capi dell'Oss in Europa) stringe, in Svizzera nel 1942, rapporti con il frate domenicano belga Felix Morlion. Ma è dopo la Liberazione che la partita diventa decisiva. In un dossier dell'Oss senza data ma infilato tra i fascicoli dei «rapporti con il Vaticano» - «La guerra segreta in Italia» - gli 007 di Washington scrivono che «...poiché i suoi obiettivi spirituali (della chiesa cattolica ndr) sono mondiali, il Vaticano è il centro più esaurientemente informato del mondo». Territorio privilegiato per le spie. Ecco un atto dell'intelligence Usa dell'agosto 46 con oggetto: «News from the Vatican». Il testo: «...Il Vaticano al giorno d'oggi si rende conto che la prima linea deve essere tenuta ad ogni costo per prevenire l'avanzata del comunismo». Il 23 febbraio del 1946 l'agente dell' Oss JK9/1 intercetta una notizia e la manda a Washintgon per dispaccio: «De Gasperi ai suoi intimi (quindi c'è una fonte vicina al Presidente del Consiglio che riferisce alle spie Usa, ndr) ha detto che sembra sempre più evidente, dall'atteggiamento del Vaticano, che alla segreteria di Stato si cerca di dare vita a un nuovo partito per intimorire la Democrazia cristiana». Ma già quasi due anni prima era stata definita la «linea» della chiesa per il dopoguerra. Rapporto Oss dell'8 dicembre del 1944: «Direttive vaticane al partito cattolico». Vi si legge: «Informiamo che il Vaticano ha inviato categoriche istruzioni a De Gasperi, leader del partito cristiano democratico, come segue: a) cooperare ad ogni costo con i "partiti dell'ordine"....b) temporeggiare a ogni costo con i sei partiti con l'obiettivo di evitare situazioni pericolose ma rompere al momento opportuno con gli elementi di sinistra...». Dalla Santa Sede va e viene - nell'inverno tra il 1945 e il 1946 - il capo del governo Alcide Gasperi. Il Presidente cerca di rassicurare il papa, intuisce che con i comunisti ancora al governo la chiesa è inquieta, che le alte gerarchie gli chiedono garanzie ancora più precise. Negli archivi di College Park c'è traccia anche di un giovanissimo Giulio Andreotti. Il cablogramma è proveniente da Roma e porta la data del 20 febbraio 1946. Il delfino di Alcide De Gasperi il giorno prima aveva parlato con un noto giornalista, e gli aveva raccontato il contenuto di una conversazione privata del Presidente del Consiglio sulla situazione politica. In realtà quel giornalista è JK-12, una spia che invia il suo cablo a Washintgon: «Andreotti ha informato...» Ma Angleton guarda anche oltre il Vaticano e i fascisti di Borghese. Aggancia il controspionaggio del Regio esercito, dei Reali carabinieri e della Marina italiana. La spia è anche attenta a ciò che sta accadendo al Sud dell'Italia, in Sicilia i comunisti hanno alzato la testa con le prime occupazioni dei feudi, i contadini che si prendono le terre. E così il capitano sta pensando di reclutare nei suoi squadroni anche un bel po' di mafiosi. In America Lucky Luciano già prepara le valigie. Tra poco sbarcherà a Palermo.
Attilio Bolzoni e Tano Gullo, Quando gli Usa arruolavano la Decima Mas, la Repubblica, 9 febbraio 2003 

sabato 25 giugno 2022

Il capitano Marceglia si reca anche a Trieste

Pagina n° 1 della relazione del capitano Antonio Marceglia circa la missione presso Borghese cit. infra - documento CIA desecretato

Tra le forze armate della R.S.I., la Decima Mas risulta particolarmente attiva in una serie di operazioni volte ad assicurare la presenza di truppe italiane in Venezia Giulia ed in Istria al momento della fuga dei tedeschi: avrebbe tale significato la visita compiuta in queste terre dal comandante della Decima, Junio Valerio Borghese, nel dicembre del 1944, visita tra l'altro ostacolata dal Supremo Commissario, così come la presenza della Divisione Decima, impegnata a combattere in Carnia e nel Goriziano. Nel capoluogo giuliano si trova il Comando dei Mezzi d'Assalto dell'Alto Adriatico, agli ordini del triestino Aldo Lenzi, che, secondo le direttive di Borghese, è impegnato nel raccogliere informazioni riguardanti la Zona di operazioni Litorale Adriatico e la possibilità di organizzare un intervento italiano.
Questo servizio segreto della Decima Mas, che si occupa di stilare documenti sull'attività nella Venezia Giulia di tedeschi, austriaci, sloveni, croati, serbi e russi <42, si serve della collaborazione di un'organizzazione chiamata "Movimento Giuliano", diretta, secondo una fonte, da Italo Sauro <43, secondo altre invece da Nino Sauro <44. Il "Movimento Giuliano" si occupa della diffusione nella Venezia Giulia di giornali clandestini aventi carattere nazionale e fonda a Venezia un Istituto per gli Studi sulla Venezia Giulia, che ha il compito di tener sveglio l'interesse dell'opinione pubblica italiana sulla situazione della Venezia Giulia, pubblicando articoli informativi e di propaganda su questo tema sui giornali della R.S.I. <45.
Il comandante Lenzi è in contatto anche con il prefetto Coceani ed il federale Sambo, ma niente di concreto potrà essere realizzato, a causa dell'intransigente opposizione da parte dell'autorità tedesca alla presenza di reparti militari italiani nel Litorale Adriatico, opposizione che verrà mitigata quando ormai sarà troppo tardi. L'illusione di far rimanere la Divisione Decima sul territorio della Venezia Giulia è destinata ad infrangersi presto: alla fine della battaglia di Selva di Tarnova, nel gennaio 1945, il Supremo Commissario Rainer chiede ed ottiene dal generale Wolff, comandante delle forze armate tedesche in Italia, l'allontanamento della Divisione dal confine orientale. In Istria rimangono alcuni presidii della Decima Mas, che difenderanno le loro postazioni fino alla fine della guerra, mentre la Divisione Decima si attesta in Veneto, fra Thiene e Bassano, da dove Borghese spera di farla arrivare nella Venezia Giulia non appena se ne presenti l'occasione. Verso la fine del marzo del 1945 avvengono gli ultimi due, inconcludenti, incontri tra Borghese e gli emissari del ministro della Marina del governo italiano del Sud, l'ammiraglio de Courten; il capitano Marceglia si reca anche a Trieste e viene messo in contatto con Itala Sauro, solo per venire a sapere che non esiste nulla di organizzato.
[NOTE]
42 G. BONVICINI, Decima marinai! Decima comandante!, p. 227. S. NESI, Decima Flottiglia nostra, p. 133. M. BORDOGNA, Junio Valerio Borghese, cit., p. 189.
43 R. LAZZERO, La Decima Mas. La compagnia di ventura del "principe nero", Rizzoli, Milano 1984, p. 147, riporta il fatto che Italo Sauro collabora, assieme a Maria Pasquinelli, con il servizio informazioni della Decima, ma l'organizzazione "Movimento giuliano" non viene però nominata. G. BONVICINI, Decima marinai! cit., p. 227, parla invece esplicitamente di Italo Sauro quale promotore e direttore del "Movimento giuliano".
44 S. NESI, Decima Flottiglia nostra cit., p. 133. L. GRASSI, Trieste cit., p. 127, dove si parla però di un "Movimento Istriano Clandestino". M. BORDOGNA, Junio Valerio Borghese, cit., p. 143 e p. 189.
45 G. BONVICINI, Decima marinai! cit., p. 227. M. BORDOGNA, Junio Valerio Borghese, cit., p. 189. E' possibile che di iniziative del "Movimento Giuliano" parli l'organo del P.F.R. di Trieste, l'"Italia Repubblicana", nel suo ultimo numero, che porta la data del 25 aprile 1945, riferendosi all'indirizzo di cittadini della Venezia Giulia e della Dalmazia residenti a Venezia e Milano e riguardante l'inviolabilità dei confini della regione. I due testi citati riferiscono anche che una parte del materiale raccolto dal "Movimento Giuliano", in particolare sul massacro degli italiani avvenuto in Istria dopo l' 8 settembre 1943, si trovava nell'Ufficio stampa del Comando della Decima, situato proprio a Milano.

Raffaella Scocchi, Il Partito Fascista Repubblicano a Trieste, Tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno accademico 1995-1996