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lunedì 7 febbraio 2022

Durante gli anni in cui il fascismo si consolida in Italia, il surrealismo si afferma in Francia


La prima data significativa della presenza di Breton nella cultura italiana è la pubblicazione nel 1919 di una sua poesia nella rivista "Valori Plastici" <81, anche se l’anno dell’ingresso del surrealismo in Italia è il 1925 <82.
In Italia nel primo dopoguerra una delle figure più influenti nella trasmissione delle “cose di Francia” è Ardengo Soffici, artista e scrittore vicino a Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, suoi maestri. Si trasferisce a Parigi nel 1900 dove vi rimarrà fino al 1911. Amico di Apollinaire e mediatore della conoscenza in Italia di Rimbaud e di Breton, come Prezzolini, finirà poi per proporre un ritorno all’ordine: "Quello che era stato un tramite fondamentale per le aperture della letteratura italiana su orizzonti europei, intraprendendo dopo il 1918 una via fascista e italiana della poesia, chiude decisamente ogni possibile ingresso alle successive ricerche e sperimentazioni francesi. Nel 1929 […] definisce infatti esplicitamente tali ricerche “amenità e spiritosaggini decadentistiche e fumistiche dei fantasisti e surrealisti parigini”, considerandole degne solo dei “cafoni” fra gli italiani" <83.
Secondo Maria Emanuela Raffi, come secondo altri studiosi del movimento di avanguardia francese in Italia <84, il futurismo avrebbe potuto costituire un tramite prezioso per la diffusione e la comprensione del surrealismo in Italia, e se non lo fece fu proprio per una difficilissima trasposizione dell’avanguardia francese nella cultura italiana e per quel suo carattere nazionalista, quel suo antagonismo nei confronti delle avanguardie straniere. Insieme a questi fattori predominanti, seppur nate da una simile forma di rivolta, le due avanguardie hanno differenze di fondo antitetiche che ancor più spiegherebbero la difficoltà di un successo del futurismo in Francia e del surrealismo in Italia, già molto diversi fin dai rispettivi Manifesti.
Scrive Soffici in "Decadimento dell’arte francese": "Perocché, o si tratti di tentativi reazionari o si tratti di conati rivoluzionari e estremisti, uno solo è il risultato di tanti sforzi disordinati: l’artificiosità disarmonica, la sterilità antipoetica, la bruttezza mortifera, il confusionismo babelico originato sempre da chi, volte le spalle alla magnificenza del mondo reale, corre dietro alle ombre e ai miraggi dell’intelligenza sistematica" <85.
Bisogna notare che l’azione di Soffici non è per niente isolata, molti intellettuali vi aderiscono e Maria Emanuela Raffi cita anche Lorenzo Viani, con il romanzo "Parigi" del 1925.
Colpisce per giustezza l’accostamento che la studiosa fa tra Soffici e Viani, e vorremmo sottolinearne l’interesse: entrambi sono pittori e scrittori, entrambi autodidatti, entrambi fanno frequenti soggiorni a Parigi (uno in particolare per Viani che corrispose ad una forte delusione), entrambi sono spiriti acuti e critici, si distinguono poi nettamente nelle posizioni politiche. Mentre infatti Soffici aderì al fascismo fino alla sua fine (tanto da essere accusato di collaborazionismo), Viani è noto soprattutto come anarchico e lo stesso Parigi è più una critica sociale ed una riflessione più amplia sulla povertà, con una scrittura ricchissima e altamente metaforica, che non un’espressione di nazionalismo.
Forse il solo tra gli scrittori che aderirono al fascismo (per poi distaccarsene con un atteggiamento sovente accusato di camaleontismo) è Curzio Malaparte, che godette e gode tuttora - come abbiamo visto - di grande fortuna in Francia.
Durante gli anni in cui il fascismo si consolida in Italia, il surrealismo si afferma in Francia. Molte riviste italiane si mostrano avverse al surrealismo, tranne forse 900, fondata da Massimo Bontempelli <86.
Come si evince dagli studi di Maria Emanuela Raffi, pare che il movimento francese in Italia sia circondato dal topos di “storia vecchia sulla quale si è già scritto troppo” <87.
Un primo riconoscimento esplicito sul surrealismo bretoniano in Italia è alla voce “Surrealismo” scritta da Servadio per l’Enciclopedia Treccani nel 1935.
Nella biografia che accompagna la voce figura un saggio di Carlo Bo, “Nota sul surrealismo”, inizio di una serie di studi più approfonditi sull’argomento. Si tratta di quella che i critici definiscono la fase del “surrealismo cattolico”. Nel 1940 un intero numero della rivista "Prospettive" viene dedicato al movimento francese, con interventi di Malaparte, Vigorelli, Bo, Anceschi, Solmi, Moravia, Luzi, Bigongiari e Savinio, secondo un approccio espressamente eclettico. L’intenzione della rivista è proprio quella di collocare il surrealismo in rapporto alla cultura italiana, cosa che già appare dal titolo “Il Surrealismo e l’Italia”: "Passato per il cattolicesimo, il movimento fondato da Breton - già
espressione della letteratura «babelica e pariginale» - si ritrova ad essere, alla fine degli anni trenta, l’erede della cultura classica e scopre le sue insospettate e autentiche radici italiane. Questa rivendicazione di italianità non va tuttavia confusa con la polemica già incontrata, sulle precedenze nell’avanguardia fra futurismo e surrealismo; il carattere tradizionale e addirittura «naturale» del surrealismo rivendicato in Italia da Malaparte esorcizza qualunque
elemento di avanguardia e introduce in quest’ultima evanescente materializzazione una genericità ormai difficilmente arginabile dentro una forma con caratteristiche precise" <88.
L’interesse italiano dunque plasma il proprio oggetto di ricerca sulla propria cultura. Il surrealismo viene piegato alla cultura del paese che lo recepisce e si piega alle dominanti teoriche, al periodo storico, ai punti di vista della critica.
Questo è un elemento importante che si evince dal confronto appena esaminato: è difficile sostenere che i due movimenti abbiano avuto una buona e completa diffusione nell’altro paese. Entrambi, secondo modalità differenti, si adattano alla cultura del paese d’arrivo secondo strade ben più complesse di una semplice “importazione”. Elementi fondamentali che abbiamo visto risultare sono il momento storico e le correnti critiche predominanti, ma anche la traduzione ne fa parte, e sicuramente incide sulla ricezione e la creazione di uno stereotipo o di un suo eventuale adattamento alla cultura dell’altro.
Per questo iniziamo a notare che non si può facilmente determinare quanto un autore o un movimento entri a fare parte della cultura dell’altro paese, poiché seppure vi entri, per esempio grazie a figure di intellettuali che fanno da ponte e che iniziano una diffusione attraverso la traduzione, il passaggio non è mai lineare né ricopre lo stesso perimetro né suscita le medesime reazioni.
E sono proprio queste trasformazioni che sono sintomatiche di radicate diversità culturali e dei diversi punti di vista.
[NOTE]
81 BRETON André, “Monsieur V”, in Valori Plastici, Roma, n. 2-3, febbraio-marzo 1919, p. 15.
82 “I primi studi interamente ed esplicitamente dedicati al surrealismo francese e ad André Breton appaiono in Italia nel 1925, anno per più versi cruciale nella cultura del nostro paese, conclusione di un periodo che è stato significativamente definito come «crisi storica della cultura liberale»”
RAFFI Maria Emanuela, André Breton e il surrealismo nella cultura italiana (1925-1950), op. cit, p. 19.
83 Ibid., p. 12.
84 Ricordiamo Ugo Piscopo, Rosa Galli Pellegrini, Angelo Trimarco e Ferdinand Alquié, Luigi Fontanella, Mirella Casamassima.
85 SOFFICI Ardengo, “Decadimento dell’arte francese”, in Il Selvaggio, 1927, ora in Opere, V, Firenze, Vallecchi, 1965, p. 24-25.
86 Sul rapporto della rivista 900 con il surrealismo si veda RAFFI Maria Emanuela, André Breton e il surrealismo nella cultura italiana (1925-1950), op. cit, p. 33-37. Dove si tratta anche dei rapporti tra Breton e Savinio.
87 FALQUI Enrico, “Surrealismo e automatismo psichico, in L’Italia letteraria, 25 maggio, 1930, citato in RAFFI Maria Emanuela, André Breton e il surrealismo nella cultura italiana (1925-1950), op. cit., p. 43.
88 RAFFI Maria Emanuela, André Breton e il surrealismo nella cultura italiana (1925-1950), op. cit., p. 62.
Paola Checcoli, Scambi culturali tra Francia e Italia: questioni di traduzione, ricezione letteraria e politiche editoriali agli inizi del XXI° secolo, Tesi di dottorato, Université de Paris Ouest Nanterre La Défense in cotutela con Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 2013